Per il professor Massimo Andreoni, direttore scientifico della SIMIT e membro del Consiglio Superiore di Sanità, la recente approvazione da parte della FDA e le raccomandazioni dell’OMS sull’uso di farmaci a lunga durata d’azione nella profilassi pre-esposizione (PrEP) segnano un punto di svolta. Tra questi, lenacapavir, che garantisce copertura fino a sei mesi con una singola iniezione, rappresenta uno degli strumenti più promettenti. Lo ha sottolineato in un’intervista a Sanità33
“I long-acting – spiega Andreoni – rispondono a una delle maggiori criticità cliniche nella gestione dell’HIV: l’aderenza terapeutica. Mentre la PrEP orale richiede assunzioni programmate e regolari, una somministrazione semestrale permette una copertura continua anche nei pazienti meno aderenti, abbattendo il rischio di trasmissione”.
Secondo i dati più recenti, oltre il 60% dei nuovi casi di HIV in Italia viene diagnosticato in fase avanzata, con un significativo ritardo rispetto alla finestra infettiva. “Questo limita l’efficacia del trattamento e implica che i pazienti siano stati contagiosi per mesi senza saperlo – sottolinea Andreoni –. Serve un cambiamento culturale nella medicina di base e nelle attività di counseling per intercettare i soggetti a rischio prima che si ammalino”.
Il medico di medicina generale e lo specialista infettivologo sono centrali per promuovere screening proattivi, percorsi di accesso alla PrEP e, non da ultimo, informazione efficace sul rischio di trasmissione. “L’HIV è oggi una malattia cronicizzata, ma non priva di impatto clinico e sociale – chiarisce Andreoni –. Le nuove terapie migliorano non solo l’efficacia, ma anche la qualità di vita del paziente, riducendo l’onere psicologico legato alla quotidianità del trattamento”.
Sul fronte prescrittivo, però, permangono criticità. “Ad oggi, i farmaci long-acting per la prevenzione non sono ancora rimborsabili – denuncia Andreoni –. In assenza di una regia nazionale, c’è il rischio che solo alcune Regioni, più virtuose o fuori dai vincoli di piano di rientro, riescano ad adottarli. Questo contrasta con il principio di equità del nostro SSN”.
Secondo Andreoni, parlare oggi di eradicazione dell’HIV nel senso stretto del termine è ancora prematuro, ma l’eliminazione delle nuove infezioni è un obiettivo raggiungibile. “Abbiamo le armi – conclude –. L’OMS ha fissato al 2030 la soglia per l’eliminazione di molte malattie infettive. Se vogliamo che anche l’HIV rientri in questo traguardo, dobbiamo agire subito: sul piano della prevenzione, della prescrivibilità dei long-acting e dell’accesso equo su tutto il territorio”.