In Italia mancano almeno 3.500 medici nei pronto soccorso, pari al 38% del fabbisogno complessivo. Lo evidenzia l’ultima indagine della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), condotta su 153 strutture rappresentative di oltre 7 milioni di accessi nel 2024, equivalenti al 37% del totale nazionale.
Secondo i dati raccolti, solo il 62% dei posti è attualmente coperto da dirigenti medici del SSN. Il resto è affidato a cooperative, specialisti libero-professionisti e specializzandi, oppure resta del tutto scoperto. Estendendo il dato a livello nazionale, su 9.000 medici necessari nei PS italiani, solo 5.500 risultano in servizio.
La carenza si distribuisce in modo disomogeneo:
• 25% nei DEA di II livello
• 43% nei DEA di I livello
• 55% nei pronto soccorso periferici
La copertura geografica varia dal 36% di carenze nelle regioni del Nord a oltre il 42% nel resto d’Italia, con punte più alte in alcune aree interne e meridionali.
Il 20% del personale attivo risulta composto da specialisti in Medicina d’emergenza-urgenza (Meu), ma il dato potrebbe essere sovrastimato. Il 12% dei medici in servizio è costituito da specializzandi assunti con contratto a tempo pieno nel SSN: il 9,5% secondo il decreto Calabria e il 2% tramite art. 2-ter.
“La presenza strutturale degli specializzandi nei PS segnala che il modello formativo è ormai superato”, osserva Alessandra Iorfida, coordinatrice nazionale specializzandi Simeu.
Nel 32% delle strutture si fa ricorso a cooperative, che coprono in media il 7% del fabbisogno totale, pari al 18% delle carenze. Toscana e Sicilia sono le uniche Regioni che non ne fanno uso. Tuttavia, nel 42% dei casi i contratti in essere con le cooperative scadranno entro tre mesi, aprendo uno scenario incerto per la continuità assistenziale.
Il 43% delle necessità non è coperto in alcun modo. Il 17% del fabbisogno totale viene gestito con turni straordinari non inclusi nelle prestazioni aggiuntive, aggravando il carico sui medici strutturati.
“Le strutture lavorano in affanno, con ricadute sullo stress del personale e sulla sicurezza clinica”, segnala Fabio De Iaco, past president Simeu.
Il boarding – la permanenza prolungata dei pazienti in PS in attesa di posto letto – assorbe tra il 30% e il 40% delle risorse disponibili, aumentando ulteriormente la pressione sugli operatori e rallentando l’efficienza dei flussi.
“La rete dell’emergenza-urgenza dovrebbe essere capillare ed efficiente anche nelle strutture periferiche, ma proprio qui si osservano le maggiori difficoltà di governo clinico e organizzativo”, afferma Mirko Di Capua, segretario nazionale Simeu.
Giovanni Noto, Ufficio di presidenza Simeu, richiama infine il tema dell’equità: “Le carenze strutturali colpiscono in modo più severo le Regioni meridionali e le aree interne, con conseguenze sulla qualità e uniformità dell’assistenza”.