La recente introduzione della figura dell’assistente infermiere, definita dal Dpcm del 23 giugno 2025 in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, solleva preoccupazioni tra le organizzazioni sindacali delle professioni sanitarie.
Secondo quanto riferito in una nota da Nursing Up, il nuovo profilo prevede una formazione complessiva di 500 ore (di cui 200 teoriche e 300 pratiche) per lo svolgimento di attività assistenziali rivolte anche a pazienti cronici, anziani, disabili e persone con fragilità. Per il sindacato, si tratta di un percorso formativo “ridotto”, che rischia di sovrapporsi alle competenze dell’infermiere laureato.
«Il documento – dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up – elenca abilità che rientrano già oggi nel perimetro professionale dell’infermiere, sollevando dubbi su ruoli, responsabilità e margini operativi». L’organizzazione sindacale chiede il ritiro del Dpcm, l’interruzione dell’attuazione dell’Accordo e l’apertura di un tavolo di confronto con le professioni sanitarie. Al centro della richiesta, la necessità di investire su formazione universitaria e assunzioni per colmare il divario stimato di oltre 175.000 infermieri rispetto alla media europea.
Sulla stessa posizione si colloca il COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie, che definisce la figura dell’assistente infermiere “ibrida e non chiaramente delineata dal punto di vista giuridico e contrattuale”. Il segretario nazionale Marco Ceccarelli sottolinea il rischio di ambiguità organizzative nei contesti clinici e nei rapporti con gli operatori socio-sanitari, con cui il nuovo profilo potrebbe condividere competenze simili.
Secondo il COINA, la misura risponde a una logica emergenziale e rischia di incidere negativamente sulla qualità dell’assistenza. Anche in questo caso si chiede la sospensione del decreto e l’attivazione di un piano straordinario per il reclutamento di infermieri, oltre al riconoscimento pieno del loro ruolo come elemento centrale del sistema sanitario.