Il Governo è al lavoro su un nuovo impianto normativo che prevede l’introduzione di uno speciale “registro degli indagati ad hoc” per le categorie professionali più esposte a rischi operativi, a partire dalle forze dell’ordine e con un’estensione progressiva anche a medici e infermieri. L’obiettivo è ridurre l’impatto giudiziario su chi, agendo nell’interesse collettivo, si trova coinvolto in episodi che attivano automaticamente l’apertura di procedimenti penali. Secondo quanto anticipato dal quotidiano Il Messaggero, la misura mira a introdurre una sorta di “corsia preferenziale” per la valutazione degli atti compiuti in situazioni di emergenza o pericolo. Non si tratterebbe di uno scudo penale in senso stretto, ma di un filtro procedurale che eviti l'iscrizione automatica nel registro degli indagati, almeno nelle fasi preliminari delle indagini.
La proposta è stata discussa nei giorni scorsi durante una riunione al Viminale, con la partecipazione dei sindacati delle forze dell’ordine, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario Nicola Molteni. In quell'occasione è stata ribadita l’urgenza di garantire maggiori garanzie a chi opera in prima linea. Il dibattito si sta ora allargando anche all’ambito sanitario, dove i dati parlano chiaro: secondo una survey Anaao Assomed, un medico su tre è stato oggetto di denuncia penale o civile, ma nel 97% dei casi l’esito è stato di assoluzione o archiviazione. “Se si vuole davvero superare il problema della medicina difensiva, occorre affrontare il tema della responsabilità professionale con strumenti nuovi”, afferma il segretario nazionale Anaao Assomed, Pierino Di Silverio. “Se l’obiettivo è la deimputazione, siamo pronti a fare la nostra parte. Ma serve il coinvolgimento delle parti sociali, che rappresentano i professionisti sottoposti a ben sei livelli di giudizio”.
Dello stesso avviso anche il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli: “Serve un modello che trasferisca l’onere risarcitorio alle strutture e limiti il rischio penale per i medici a casi di dolo o colpa grave. Il Governo sembra aperto, e il dialogo è positivo. Ora è tempo di agire”.
Anche la Federazione nazionale degli infermieri (Fnopi) ha accolto con favore l’ipotesi: “Tutte le misure che tutelano i nostri professionisti in situazioni di alta tensione sono da considerare con grande attenzione”, ha dichiarato la presidente Barbara Mangiacavalli. Il percorso legislativo è ancora in fase di elaborazione, ma il cambio di rotta è evidente: lo Stato sembra voler riconoscere che chi agisce per la collettività ha bisogno di strumenti di protezione adeguati, anche sul piano giudiziario.