Ripensare il modello delle cure primarie partendo da integrazione, formazione e centralità della persona. È quanto emerso dal convegno nazionale “Cure Primarie verso una nuova vocazione. Transdisciplinarità ed Integrazione al servizio della persona”, conclusosi a Firenze e promosso da quindici Ordini dei Fisioterapisti italiani in collaborazione con CARD e Cittadinanzattiva.
L’iniziativa ha riunito oltre 150 professionisti sanitari – tra fisioterapisti, medici, infermieri e assistenti sociali – per discutere le sfide poste dalla sanità di prossimità, dall’invecchiamento della popolazione, dalle cronicità e dalla frammentazione dell’offerta territoriale. Al centro del confronto, il superamento di un sistema incentrato sulla patologia per costruirne uno capace di valorizzare l’individuo e i suoi bisogni bio-psico-sociali.
“Dobbiamo uscire dalla logica prestazionale per mettere al centro la persona – ha dichiarato Melania Salina, presidente OFI Friuli –. Esistono già in Italia esperienze virtuose che dimostrano l’efficacia di un approccio transdisciplinare e integrato”.
Secondo i promotori, l’integrazione tra professioni e l’abbandono di assetti rigidi sono condizioni essenziali per far fronte alle nuove esigenze di salute pubblica. “Il bisogno non è mai monoprofessionale”, ha sottolineato Antonio Gant, direttore dell’area infermieristica di Firenze. Concetto rilanciato anche da Roberto Mezzina (World Federation for Mental Health): “La salute di comunità si fa con gli individui”.
Per Fabio Bracciantini, presidente OFI Toscana Centro, la vera urgenza è formativa: “Le cure primarie sono ancora sottorappresentate nei percorsi universitari. La sfida è costruire competenze comuni, che superino la frammentazione professionale”.
Sul tema è intervenuto anche Roberto Gatti, docente di Fisioterapia all’Humanitas University: “Il fisioterapista deve uscire dai confini della riabilitazione muscolo-scheletrica. È tempo di abbracciare un ruolo più ampio, legato alla gestione della cronicità e della complessità”.
Il convegno si è concluso con l’impegno a proseguire il confronto tra professioni, istituzioni e cittadini. “Costruire un nuovo modello di cure primarie – ha concluso Salina – significa disegnare il futuro del nostro sistema sanitario. E questo è un lavoro che si fa insieme”.