La figura dell’assistente infermiere entra ufficialmente nel sistema sanitario italiano, ma la sua introduzione divide e accende il confronto. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che recepisce l’accordo Stato-Regioni siglato lo scorso ottobre, prende infatti forma questo nuovo profilo professionale, destinato in particolare a potenziare l’assistenza ai malati cronici e alle persone con disabilità. Ma le organizzazioni sindacali degli infermieri non ci stanno: per il Nursing Up si tratta di “una figura surrogata creata solo per tappare i buchi di organico”, che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza.
Secondo il decreto, l’assistente infermiere sarà a tutti gli effetti un operatore sanitario. L’attività che svolgerà, sotto la supervisione dell’infermiere e in collaborazione con il resto dell’équipe, sarà rivolta a pazienti adulti con bisogni di salute cronici, stabilizzati, con disabilità fisiche o mentali, dipendenze, fino ai malati in fase terminale. Per accedere al nuovo profilo sarà necessario essere già qualificati come operatori socio-sanitari (OSS) e frequentare un percorso formativo aggiuntivo della durata minima di 500 ore, distribuite su un periodo compreso tra sei e dodici mesi, comprendente anche un tirocinio. L’assistente infermiere potrà operare in una vasta gamma di contesti: ospedali, residenze sanitarie assistite, centri diurni, servizi domiciliari e strutture per la disabilità. È previsto l’obbligo di aggiornamento professionale continuo.
Nonostante l’intento dichiarato di rafforzare i servizi territoriali e rispondere ai bisogni crescenti della popolazione fragile, l’annuncio ha subito suscitato forti critiche da parte del sindacato Nursing Up, che si dice pronto a opporsi “in ogni sede” all’introduzione di quella che definisce “una figura ibrida e surrogata”. “Il sistema sanitario nazionale è già al collasso – ha dichiarato Antonio De Palma, presidente del sindacato – e invece di investire sulla valorizzazione dei professionisti e sull’assunzione di nuovi infermieri, si sceglie di ricorrere a scorciatoie che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza”. De Palma sottolinea come l’inserimento dell’assistente infermiere rischi di creare ulteriori fratture nel sistema, già segnato da una forte carenza di personale. “Se da una parte abbiamo nuovi infermieri con laurea magistrale a indirizzo clinico, dall’altra si introduce personale di supporto poco qualificato a cui si attribuiscono attività cliniche, cosa per noi inaccettabile”, afferma. Secondo Nursing Up, l’iniziativa non nasce da un reale progetto di riforma, ma dall’urgenza di tamponare la cronica carenza di infermieri: “Se mancano all’appello 175mila infermieri, è evidente che questa figura viene introdotta unicamente per tappare i buchi, non certo per migliorare l’assistenza”, conclude De Palma.