A tre mesi dal bando regionale per colmare le carenze di medici di medicina generale in Emilia-Romagna, resta scoperto l’85% delle posizioni aperte. Dei 1.434 incarichi messi a disposizione a fine marzo, solo poco più di 200 sono stati effettivamente accettati. È quanto emerge dai dati raccolti in occasione delle convocazioni organizzate dalla Regione tra il 16 e il 19 giugno, come riportato dal Corriere della Sera Bologna.
Il bando aveva raccolto 349 candidature, pari al 24,3% del fabbisogno, in gran parte (73%) da parte di corsisti ancora in formazione triennale in medicina generale. Di questi, solo 342 risultavano in possesso dei requisiti per l’assegnazione dell’incarico. La maggior parte ha rifiutato, rinunciato o scelto ambulatori in contesti urbani, lasciando ancora scoperti i territori periferici e appenninici, dove la carenza è più grave.
A Bologna città sono stati assegnati circa 65 incarichi, a fronte di soli tre distribuiti nei Comuni della Città metropolitana. Dinamiche simili sono state rilevate anche a Rimini e in altre province. Le aree più colpite restano Modena (267 incarichi vacanti), Bologna (247), Reggio Emilia (209), Parma (145) e Piacenza (113).
Un elemento determinante nella mancata copertura dei posti è stato il contrasto al “ruolo unico”, introdotto nel contratto nazionale, che prevede l’obbligo per i medici di restituire ore di attività alle Aziende sanitarie locali, in base alle esigenze territoriali. Una petizione promossa dal sindacato Snami Bologna e firmata da oltre 30.000 medici aveva già annunciato il rifiuto degli incarichi con le attuali condizioni contrattuali. “Non intendiamo accettare incarichi secondo l’attuale definizione del ruolo unico”, si legge nella lettera indirizzata all’assessore alla Salute Massimo Fabi.
Secondo il Corriere della Sera Bologna, alcuni giovani medici avrebbero accettato temporaneamente per necessità personali, con l’intenzione di lasciare l’incarico se non interverranno modifiche contrattuali.