Un contratto unico per la medicina generale sul modello della specialistica ambulatoriale, il superamento della formazione regionale e l’avvio immediato degli atti di indirizzo per i medici dirigenti e convenzionati. Sono le richieste avanzate da Fismu – Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti al termine del Consiglio Nazionale tenutosi a Napoli il 7 e 8 giugno.
L’assise ha riunito i delegati delle diverse aree della sanità pubblica – medicina generale, continuità assistenziale, emergenza-urgenza 118, dirigenza ospedaliera, specialistica ambulatoriale – per affrontare le principali criticità del Servizio sanitario nazionale e lo stato delle prossime trattative contrattuali.
Nel corso dei lavori è intervenuto il segretario nazionale Francesco Esposito, che ha sottolineato l’urgenza di un intervento politico sul fronte della medicina convenzionata: “Niente abusi sul ruolo unico. Occorre un contratto unico per la medicina generale, con ferie, malattia e tutele, superando la formazione specialistica regionale in favore della scuola di specializzazione europea”. Tra le priorità indicate: riduzione della burocrazia, più risorse per personale amministrativo e infermieristico, riorganizzazione dell’assistenza territoriale in rete con emergenza-urgenza, continuità assistenziale e specialistica ambulatoriale, valorizzando esperienze esistenti come le Uccp e le Aft.
Per quanto riguarda la dirigenza medica, Esposito ha chiesto di procedere con l’accorpamento dei due trienni contrattuali, alla luce del ritardo accumulato e delle risorse insufficienti previste finora. I contratti sono scaduti il 31 dicembre 2024 e, ad oggi, non è stato emanato l’atto di indirizzo per il rinnovo.
“La crisi della sanità pubblica – ha affermato Esposito – si riflette nei numeri: crescente insoddisfazione dei cittadini, carenza di personale, abbandono del settore pubblico. L’erosione del reddito, unita a una qualità del lavoro percepita in calo, spinge i giovani medici verso l’estero”. Fismu sottolinea la necessità di un intervento immediato per contrastare l’impoverimento della categoria e avviare un percorso di riforma strutturale.