Il Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani (Snami) boccia senza mezzi termini l’attuale impostazione del ruolo unico per i medici nelle Case di comunità. “Follia” è il termine usato per definire un modello che, senza chiarire cosa faranno concretamente i medici, rischia di trasformarsi in un vincolo rigido invece che in una leva per migliorare il sistema. Il sindacato denuncia la totale assenza di certezze: nessuna indicazione chiara sulle attività previste, sui servizi da garantire ai cittadini o sulle modalità di lavoro. E avverte: “Discutere di modelli contrattuali senza sapere cosa si farà equivale a muoversi alla cieca”.
Secondo lo Snami, il rischio è che il ruolo unico – pensato per i nuovi ingressi – finisca per coinvolgere anche i medici già in attività, generando confusione tra i professionisti e disorientamento tra i cittadini. Da qui la richiesta: chiarezza sulla funzione delle Case di comunità e garanzie sulla flessibilità professionale, con la possibilità di scegliere tra diverse modalità contrattuali – a quota oraria, mista o capitaria – in base al contesto locale. La dipendenza, avverte il sindacato, può essere attrattiva solo se le strutture saranno davvero operative, con attività 7 giorni su 7 e diagnostica di primo livello. Altrimenti, meglio mantenere la convenzione, che assicura capillarità e autonomia organizzativa. Finché non sarà chiaro “che lavoro si farà nelle Case”, avverte lo Snami, “ogni discussione resterà astratta e fuorviante”.