Un medico di medicina generale con un massimale di 1000-1500 assistiti lavora in media tra le 10 e le 11 ore al giorno. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Fimmg Lazio nella provincia di Latina su 55 medici, in una settimana considerata ordinaria, senza picchi influenzali né emergenze.
Ogni giorno vengono effettuate in media 27 visite, di cui 16 programmate (incluse 1,3 domiciliari) e 11 urgenti, più 28 consulenze telefoniche o via mail. Le prescrizioni giornaliere comprendono oltre 78 ricette di farmaci, 41 richieste di esami e visite, sette certificati di malattia e oltre due prescrizioni per l’assistenza domiciliare. Il totale dei pazienti transitati negli studi, nei sei giorni monitorati, è stato di 1.485. Numeri che danno la misura del ruolo centrale e capillare della medicina generale nel territorio. Ma non finisce qui. I dati del sondaggio sono stati analizzati anche da ChatGPT, che ha calcolato il tempo necessario per svolgere le attività quotidiane: 6 ore e 45 minuti solo per le visite, 2 ore e mezza per le consulenze, altri 40 minuti tra prescrizioni e certificati. Risultato: almeno 10 ore e mezza di lavoro giornaliero. Una seconda simulazione, considerando il sovraccarico post-Covid, porta il conto oltre le 11 ore. Secondo Fimmg Lazio, le vere criticità che impediscono ai Mmg di dedicarsi pienamente alla clinica sono la burocrazia, la mancata copertura delle zone carenti e la prassi, ormai abituale, di dover sostituire gli specialisti nelle prescrizioni, spesso anche per farmaci già noti o cronici. “Dire che il Mmg lavora 2-3 ore al giorno o che non si trova quando serve è semplicemente falso” sottolinea Fimmg Lazio. “Lede la credibilità dei professionisti e allontana i giovani. Ogni giorno invece la nostra rete assicura le cure territoriali a milioni di cittadini italiani. Lo studio evidenzia in modo lampante come gli attacchi alla categoria siano dettati da ragioni estranee ai bisogni di tutela della salute. Non è un caso che i portavoce di questa campagna denigratoria appartengono a una élite che non ha contezza alcuna del lavoro di ogni medico di famiglia di fiducia perché in caso di bisogno hanno assicurazioni private costosissime e ambienti relazionali privilegiati” conclude la nota.