In Italia, contro la carenza di infermieri, "i dati reali indicano un fabbisogno ben superiore ai 65mila. Servono politiche strutturali e valorizzazione del personale già in servizio". Lo ha ribadito il sindacato Nursing Up in occasione della Giornata internazionale dell'infermiere del 12 maggio. "Secondo l'ultimo rapporto Health at a Glance: Europe 2024, pubblicato dall'Osce - spiega la sigla in una nota - in Italia sono presenti circa 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media europea pari a 8,4. Alla luce di questi dati, il fabbisogno complessivo per un allineamento agli standard europei può essere stimato in almeno 175mila unità aggiuntive. La cifra dei '65mila infermieri mancanti' appare riferibile alla memoria della Corte dei Conti sul Documento di economia e finanza (Nadef) 2022, che sulla base di rilevazioni Istat aggiornate al 2020 evidenziava una grave sottostima del personale infermieristico rispetto agli standard internazionali. Si tratterebbe, pertanto, di stime datate, oggi superate dai più recenti indicatori internazionali: mutamenti demografici intercorsi, nuovi bisogni assistenziali, riduzione del personale attivo e la crescente mobilità professionale".
Nel solo 2024, sottolinea il Nursing Up, "secondo dati diffusi dalla stampa specializzata e da fonti sindacali, oltre 6mila infermieri italiani hanno scelto di trasferirsi all'estero, mentre più di 20mila hanno rassegnato dimissioni volontarie nei primi 9 mesi dell'anno, in larga parte per condizioni lavorative considerate insostenibili". A fronte di questo scenario, il sindacato evidenzia "la necessità di affiancare a un potenziamento dei percorsi formativi misure concrete per la valorizzazione del personale infermieristico già in servizio, in linea con quanto avviene in molti altri Paesi europei". Per Nursing Up le "azioni più urgenti" riguardano: "Condizioni di lavoro sostenibili, con attenzione ai carichi assistenziali e all'equilibrio vita-lavoro; adeguamenti economici, orientati a riconoscere il valore professionale e a contenere la fuga di competenze; prospettive di crescita, attraverso percorsi di aggiornamento e avanzamento coerenti con le responsabilità effettivamente esercitate, che garantiscano idonea collocazione sia ai professionisti titolari di formazione universitaria di livello magistrale, sia agli altri professionisti, titolari di laurea, e all'ampia platea di soggetti titolari di equipollenza prevista dalla legge 42/1999".
"Riteniamo che affrontare la carenza strutturale di infermieri richieda un approccio integrato e lungimirante, fondato su un aggiornamento continuo dei dati disponibili e su una lettura condivisa dei bisogni assistenziali. In tal senso, ogni contributo - compreso quello degli Ordini professionali - può rappresentare un valore aggiunto, se orientato a un confronto costruttivo con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni preposte, nel pieno rispetto dei ruoli definiti dalla normativa vigente", conclude la nota.