In Italia oggi lavorano circa 400mila infermieri, ma ne mancano all’appello almeno 65mila per garantire livelli assistenziali adeguati in tutto il Paese. A lanciare l’allarme è la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), che in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere ha presentato a Roma il primo Rapporto nazionale sulla professione.
La fotografia tracciata dallo studio è nitida e preoccupante: il divario tra domanda e offerta è destinato ad allargarsi. Nei prossimi dieci anni, tra pensionamenti e uscite dal sistema, si prevede un’emorragia di oltre 110mila unità. «Il tema della carenza infermieristica non è una questione che riguarda solo una singola professione, ma l'intero sistema Paese», avverte Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi. «Con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche, la sfida non sarà solo clinica, ma soprattutto assistenziale».
Secondo i dati presentati, l’Italia resta fanalino di coda in Europa per il numero di infermieri in rapporto alla popolazione: appena 4,79 ogni mille abitanti, contro una media Ocse ben più alta. E le disuguaglianze interne sono marcate. Se regioni come Liguria (6,3 per mille), Emilia-Romagna (6,25) e Friuli-Venezia Giulia (6,13) superano la media, aree come Lombardia (3,53), Sicilia (3,54) e Campania (3,57) sono in forte sofferenza. Un quadro a macchia di leopardo che rischia di aggravare il divario Nord-Sud nell’assistenza sanitaria.
Alla radice della crisi c’è un mix di fattori: stipendi non competitivi rispetto ad altri Paesi europei, scarse prospettive di carriera e condizioni di lavoro difficili. Gli infermieri italiani, infatti, guadagnano meno dei colleghi olandesi e britannici, con una forte forbice tra Nord e Sud. In Trentino-Alto Adige, lo stipendio medio è di 37.204 euro annui, mentre in Molise si scende a 26.186 euro.
La professione resta però apprezzata dai cittadini: il 95% dei pazienti valuta positivamente il supporto emotivo ricevuto e il 94% si dice soddisfatto del rispetto e della dignità con cui è trattato dagli infermieri. Eppure, il sistema fatica ad attrarre e trattenere nuove leve. Troppi giovani formati in Italia scelgono di lavorare all’estero, mentre cresce il numero di chi abbandona gli studi per mancanza di prospettive.
Un campanello d’allarme che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha raccolto. In un messaggio inviato all’evento Fnopi, il ministro ha riconosciuto che «la carenza di infermieri non è solo un problema di retribuzione economica, ma di attrattività della professione». Schillaci ha ricordato le misure già adottate dal governo — dalla detassazione degli straordinari alle indennità per l’emergenza urgenza — e ha annunciato riforme in itinere per potenziare i percorsi specialistici e di carriera. «La sfida va oltre la semplice assistenza: occorre un nuovo modello che integri ospedale e territorio, in cui l’infermiere di famiglia e di comunità avrà un ruolo cruciale», ha dichiarato.
Ma per Mangiacavalli, serve di più: «Occorre una cabina di regia interministeriale che affronti strutturalmente il tema della professione infermieristica. Non bastano incentivi spot: servono reali possibilità di crescita, riconoscimento e sviluppo delle competenze».