Attualità
Intelligenza artificiale
02/05/2025

L'intelligenza artificiale per una sanità inclusiva: opportunità per i pazienti con disabilità intellettive

Un recente articolo ha cercato di fare il punto sullo stato dell’arte riguardo l’uso e gli sviluppi futuri dell’intelligenza artificiale nelle persone con disabilità intellettive

ia medicine

L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il settore sanitario, ma presenta il rischio di amplificare, piuttosto che ridurre, le disuguaglianze, a causa di bias insiti nei dati utilizzati per addestrare gli algoritmi. Tuttavia, alcune applicazioni mirate dell’IA potrebbero migliorare l’accesso e la qualità dell’assistenza per le persone con disabilità intellettive e dello sviluppo (PWIDD), come l’autismo o la sindrome di Down.

Un recente articolo pubblicato su Jama Network Open ha fatto il punto su come gli strumenti di IA possono promuovere una salute inclusiva e come usarli nella pratica.

Molte barriere sanitarie

Rispetto alla popolazione generale, i pazienti con PWIDD hanno tassi più elevati di malattie croniche come obesità, diabete, tumori e patologie cardiovascolari. La loro aspettativa di vita è mediamente inferiore di 10 anni, anche considerando le comorbidità. L’IA può contribuire a superare alcune delle barriere sistemiche che ostacolano una presa in carico adeguata.
L’anamnesi e il monitoraggio continuo sono particolarmente complessi. Dispositivi indossabili combinati con l’IA possono fornire parametri biometrici (frequenza cardiaca, temperatura, attività fisica) ai caregiver in modo tempestivo e interpretabile. Tuttavia, molti dispositivi attuali non sono stati addestrati su dati provenienti da persone con disabilità.

Special Olympics International definisce la salute inclusiva come la possibilità, per le persone con PWIDD, di accedere equamente a servizi sanitari di qualità, accessibili ed economicamente sostenibili. Nonostante le disuguaglianze ben documentate nella qualità dell’assistenza per queste persone, esistono poche soluzioni concrete per ridurre tali disparità.

Strumenti IA possono abbattere barriere comunicative: app vocali, interpretazione automatica del linguaggio dei segni, semplificazione del linguaggio medico, feedback in tempo reale per i medici sull’approccio comunicativo. La telemedicina, se adattata alle esigenze dei PWIDD, può migliorare l’accessibilità alle cure.

Come può l’IA aiutare le persone con disabilità?

Già oggi, l’IA viene usata per analizzare esami medici, tradurre lingue e persino scrivere testi. Le persone con disabilità intellettive spesso ricevono cure sanitarie peggiori rispetto al resto della popolazione. Hanno più malattie croniche e vivono in media 10 anni in meno, l’Intelligenza Artificiale, potrebbe quindi offrire loro un grande aiuto.

Ecco come l’IA potrebbe aiutare clinici, pazienti e ricercatori:

   • Raccogliere informazioni mediche: Dispositivi indossabili (come smartwatch) possono monitorare la salute e avvisare i caregiver in caso di problemi.

   • Smart home e supporto alla vita indipendente: Tecnologie IA per la domotica possono aiutare nei promemoria, nella preparazione dei pasti, nell’adesione terapeutica e nel monitoraggio ambientale, favorendo l’autonomia e la sicurezza domiciliare.

   • Formazione medica: La carenza di formazione specifica dei medici contribuisce all’insicurezza professionale e a un atteggiamento discriminatorio. Strumenti IA possono colmare questa lacuna con esperienze personalizzate e scalabili, migliorando empatia e competenza. Esperienze in realtà aumentata o virtuale, abbinate all’IA, potrebbero simulare l’interazione con i pazienti. Sebbene non possano sostituire l’interazione umana reale, questi approcci potrebbero rappresentare modalità utili per addestrare i professionisti a gestire pazienti con tipi vari e variabili di disabilità intellettiva.

   • Analisi predittiva su misura: L’IA può offrire analisi predittive per prevenire complicanze comuni come epilessia o diabete, facilitando al contempo l’accesso a servizi online come prenotazioni, richieste di farmaci e comunicazioni mediche. Serve però una maggiore rappresentatività dei PWIDD nei dataset clinici.

   • Navigare nel sistema sanitario: Gli attuali portali online possono essere difficili da usare. Un assistente IA su misura potrebbe aiutare a fissare appuntamenti o chiedere farmaci.

   • Comunicazione: Alcune persone hanno difficoltà a parlare. L’IA può trasformare la voce in testo (o viceversa), semplificare il linguaggio medico o aiutare i medici a essere più chiari e rispettosi. Per i medici, l’IA può tradurre il gergo medico e le informazioni espresse con un linguaggio troppo tecnico in testi più comprensibili, e generare ausili visivi di più facile interpretazione.

Poiché i PWIDD rappresentano una minoranza spesso trascurata dal mercato, è essenziale un impegno istituzionale e accademico per integrare i loro bisogni nell’evoluzione dell’IA in sanità. Molti di questi sistemi non sono stati progettati pensando alle persone con disabilità. È importante quindi che queste persone siano coinvolte nella progettazione e che l’IA venga usata per creare soluzioni davvero accessibili a tutti.


Matteo Vian

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