Professione medica
Aggressioni
03/04/2025

Aggressioni operatori sanitari, Amsi: numeri in crescita nei primi mesi del 2025

Un incremento del 37% delle aggressioni verso gli operatori sanitari, per una media mensile di 2.161 episodi di violenza e un totale di 6.483 aggressioni fisiche e verbali

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"Nei primi 3 mesi del 2025 si registra un incremento del 37% delle aggressioni verso gli operatori sanitari, per una media mensile di 2.161 episodi di violenza e un totale di 6.483 aggressioni fisiche e verbali (compreso il sommerso) tra l'1 gennaio e il 31 marzo 2025". Sono i dati raccolti da Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia)-Umem (Unione medica euromediterranea)-Movimento Uniti per unire. "Ricordiamo che in tutto il 2024 si erano registrate 25.940 aggressioni, con un incremento del 33% rispetto all'anno precedente. Non si tratta più di episodi isolati: è un fenomeno fuori controllo", avverte il presidente dell'Amsi, Foad Aodi.

Dopo la notizia del caso di Torino, dove un medico del 118 è stato minacciato con una pistola alla testa da un paziente inferocito, c'è stata quella di Cesena con l'assalto al pronto soccorso da parte di 50 persone in rivolta per lo stato di salute di un loro congiunto. "Siamo al punto di non ritorno. Gli ospedali non possono più essere lasciati senza protezione. Ogni giorno senza misure concrete è un giorno in cui un operatore sanitario rischia di morire per fare il proprio lavoro", denuncia Aodi, rimarcando che "il fallimento del decreto anti-violenza è sotto gli occhi di tutti: mentre si discute di inasprimenti di pena e arresti in flagranza di reato, gli ospedali e le ambulanze restano zone franche per chi aggredisce impunemente medici e infermieri".

Sanitari diventati veri e propri bersagli: chi è il vero responsabile? "Chi lavora per salvare vite è ormai considerato un nemico - osserva Aodi - I cittadini esasperati non trovano risposte dal sistema sanitario e sfogano la rabbia sui professionisti, gli unici ancora presenti e operativi. Di chi è la colpa? Dell'inefficienza del sistema, della politica sanitaria fallimentare, della mancanza di investimenti in sicurezza. Ma a pagare sono sempre i sanitari, costretti a difendersi da soli. Il Viminale non può più ignorare questa emergenza". Secondo i dati raccolti di Amsi-Umem-Uniti per unire, "al primo posto per numero di aggressioni ci sono i pronto soccorsi e i reparti psichiatrici. Sotto attacco anche gli studi dei medici di base e gli ambulatori. Non dimentichiamo però i rischi che corrono gli operatori del 118 negli interventi in esterna".

"Basta con le soluzioni tampone e i decreti inefficaci", rilancia l'associazione che chiede "un intervento immediato e strutturale, non inutili provvedimenti post-aggressione". In particolare le richieste sono: presidi di sicurezza fissi nei pronto soccorsi e sulle ambulanze; controlli agli ingressi degli ospedali per impedire l'accesso a soggetti armati; coinvolgimento diretto del Viminale per la creazione di un piano straordinario di sicurezza sanitaria; tutele legali reali per chi subisce aggressioni, con risarcimenti immediati; piano straordinario di assunzioni per colmare la carenza di personale, evitando il sovraccarico e il caos nei reparti.

"Senza misure drastiche, i professionisti sanitari continueranno ad andarsene. La prima causa di dimissioni volontarie e di fuga all'estero è la paura per la propria sicurezza. Se lo Stato non interviene subito, presto non ci sarà più nessuno a curare i cittadini italiani", conclude Aodi.

Incrementi in percentuale delle aggressioni per regione nei primi 3 mesi nel 2025 rispetto al 2024 (classifica delle prime 10 regioni): Lombardia (+62%); Campania (+59%); Puglia (+57%); Lazio (+56%); Sicilia (+55%); Veneto (+54%); Piemonte e Liguria (+53%); Emilia-Romagna (+52%); Toscana (+51%); Calabria (+50%), sono i dati del report.

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