Lo scontro tra Governo e Regioni non si placa, con il rischio concreto di lasciare cittadini e operatori sanitari in balia di un sistema che fatica a garantire cure tempestive ed efficienti. L’ultimo atto della querelle è arrivato con la lettera del presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, indirizzata al Ministro della Salute Orazio Schillaci, nella quale vengono esposte forti perplessità sull’attuazione del Decreto Legge n. 73/2024 in materia di liste d’attesa. In parallelo, il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani (Snami) lancia un allarme senza precedenti: la sanità pubblica è "alla deriva".
Fedriga ha ribadito che le Regioni sono pronte a collaborare, ma denunciano un’impostazione eccessivamente centralista da parte del Governo. Il Decreto Legge sulle liste d’attesa, già criticato in sede di conversione, presenta tre grandi criticità secondo le Regioni: un’eccessiva ingerenza sulle competenze regionali, l’assenza di finanziamenti adeguati e la mancata riforma dell’appropriatezza prescrittiva. Le Regioni si dicono comunque impegnate nel monitoraggio e nella gestione delle liste d’attesa, ma sottolineano la necessità di risorse certe e interventi strutturali per evitare che il decreto resti solo un provvedimento di facciata. Il rischio, avvertono, è che le misure adottate finiscano per risultare inefficaci, lasciando le strutture sanitarie locali a dover fronteggiare una domanda di prestazioni sempre più difficile da soddisfare. Ancora più duro il comunicato diffuso oggi da Snami, che denuncia il totale disinteresse della politica nei confronti della realtà sanitaria. “C’è una sanità pubblica che affonda, un Titanic che punta dritto verso l’iceberg mentre sul ponte di comando Ministero e Regioni si accapigliano su poteri e competenze, senza avere la minima idea di cosa significhi davvero curare e garantire salute” si legge nel documento. Secondo Snami, il problema principale risiede nella distanza tra chi prende le decisioni e chi, ogni giorno, opera sul campo. “Perché dovremmo accettare che a decidere le sorti della sanità pubblica siano politici, tecnici e burocrati che di sanità sanno poco o nulla?” si chiede provocatoriamente il sindacato, che lancia un appello disperato: ascoltare chi lavora nel settore prima che sia troppo tardi.
Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto con fermezza alle critiche, puntando il dito contro le Regioni che chiudono le liste d'attesa, costringendo i cittadini a rivolgersi al privato. “Trovo assurdo che ci siano alcune Regioni con liste di attesa chiuse e cittadini costretti a rivolgersi al privato quando gli esami e le visite si possono fare nel pubblico. Come ha dimostrato la Regione Lazio basta organizzarsi, seguire quelle che sono le direttive del decreto-legge, per trovare molti posti disponibili per chi ha più bisogno, per i malati oncologici, per chi ha problemi economici” ha dichiarato Schillaci a margine della presentazione dei progetti per l'Ucraina coordinati dal ministero della Salute. "Con le Regioni - ha aggiunto il Ministro - ci vuole grande collaborazione per i compiti che hanno e che ha il ministero. La collaborazione deve essere sempre nell'interesse dei cittadini, soprattutto dei più fragili, che hanno più bisogno, che hanno più difficoltà economiche". Un altro elemento di scontro riguarda il Dpcm sui poteri sostitutivi del Ministero per le Regioni inadempienti. Fedriga sottolinea che le Regioni non sono responsabili del ritardo nell’approvazione e che il lungo iter tecnico-istituzionale ha già portato a un parere negativo unanime di 15 Regioni. Nonostante ciò, la Conferenza delle Regioni ha cercato di mantenere un dialogo costruttivo, presentando una nuova proposta di riformulazione.