Oltre 600 medici di famiglia sono stati richiamati dalle ASL per un presunto eccesso di prescrizioni diagnostiche. I professionisti hanno ricevuto una comunicazione ufficiale che impone loro di fornire una relazione che giustifichi il numero di esami richiesti ai pazienti. La decisione ha suscitato forte malcontento nella categoria, che si sente sotto accusa per aver semplicemente svolto il proprio lavoro. Il vicesegretario regionale della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), Andrea Carraro, ha espresso indignazione per quella che definisce una “caccia alle streghe”: “Ora dobbiamo giustificarci per aver prescritto dieci radiografie o venti ecografie in più? Siamo medici, non ragionieri. Se un paziente presenta sintomi di una polmonite, vogliamo indagare a fondo senza preoccuparci se abbiamo superato il 90% del budget prestabilito”.
Il provvedimento rientra in una strategia finalizzata a ridurre le liste d'attesa, che per alcune prestazioni, come risonanze magnetiche e TAC, superano ormai i dodici mesi. Tuttavia, negli ultimi due anni, i tempi di attesa si sono allungati anche per ecografie e visite specialistiche, aggravando ulteriormente la situazione sanitaria. I medici di famiglia lamentano che la misura sia il frutto di un'analisi superficiale e che non tenga conto delle reali esigenze cliniche dei pazienti. “Da anni ci viene detto di seguire le linee guida: prima un'ecografia o una radiografia, poi, se necessario, una TAC o una risonanza magnetica. Noi operiamo in scienza e coscienza, senza alcun tornaconto, cercando solo di garantire la salute dei nostri assistiti. Ora veniamo puniti per aver fatto il nostro dovere, mentre il problema delle liste d'attesa resta irrisolto”, ha aggiunto Carraro.
A complicare il quadro, la recente indagine dei NAS ha portato alla denuncia di quattro medici di famiglia accusati di falsità ideologica per aver assegnato a uno stesso esame categorie di priorità diverse al fine di aggirare le liste d'attesa. Un episodio che ha ulteriormente acceso il dibattito sulla difficoltà di ottenere prestazioni sanitarie nei tempi adeguati. L'assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò, ha cercato di stemperare le tensioni, riconoscendo il ruolo essenziale dei medici di base e assicurando il supporto della Regione: “Siamo in una fase di profonda trasformazione del sistema sanitario, che richiede uno sforzo congiunto. Il nostro compito è migliorare le condizioni di lavoro dei medici e garantire un'assistenza adeguata ai cittadini”. È previsto, ora, un incontro chiarificatore tra il direttore generale di ALISA, Filippo Ansaldi, e i delegati sindacali dei medici di famiglia, per tentare di trovare un equilibrio tra la necessità di contenere le spese e l'obbligo di garantire un servizio sanitario efficiente ed efficace per tutti i cittadini liguri.