La questione delle ferie non godute per i medici è al centro di un acceso dibattito giuridico e sindacale. La contrattazione collettiva stabilisce il principio dell'irrinunciabilità delle ferie, ma al tempo stesso ne vieta la monetizzazione, salvo eccezioni. Tuttavia, diverse sentenze, inclusi recenti pronunciamenti della Corte di Giustizia Europea, hanno chiarito che il medico ha diritto all’indennità sostitutiva nel caso in cui non abbia potuto fruire delle ferie per ragioni di servizio, a meno che il datore di lavoro dimostri di aver fatto il possibile per consentirne la fruizione.
L'Anaao-Assomed ha stimato l’impatto economico della questione in circa 4 miliardi di euro, con 5 milioni di giorni di ferie non goduti solo per i dirigenti sanitari. Il problema è legato alla cronica carenza di personale, che rende difficile pianificare i turni e garantire ai medici il tempo necessario per le ferie. La legge 135/2012, nata in un’ottica di spending review, ha introdotto il divieto di monetizzazione, ma la Corte Costituzionale nel 2016 ha chiarito che questo non può applicarsi ai casi di cessazione del rapporto di lavoro non imputabili al medico.
Nel gennaio 2024, la Corte di Giustizia UE ha ulteriormente rafforzato questa interpretazione, stabilendo che il diritto alla monetizzazione non può essere negato se il medico non ha potuto prendere le ferie per motivi indipendenti dalla sua volontà. Una seconda pronuncia, nel luglio 2024, ha ribadito che il diritto all’indennità “non può essere sottoposto a condizioni”.
Nonostante ciò, nei contratti collettivi vigenti (CCNL Sanità del 2022 e 2024) si mantiene la norma che vieta la monetizzazione, salvo quando il mancato godimento sia dipeso da esigenze di servizio. Tuttavia, il riferimento normativo è ormai obsoleto e molte aziende sanitarie adottano interpretazioni difformi, con alcune che rifiutano categoricamente la monetizzazione e altre che concludono transazioni per evitare il contenzioso.
Il problema ha generato migliaia di ricorsi legali, con il rischio di danno erariale per le aziende che, perdendo le cause, si trovano a dover pagare arretrati fino a 10 anni e spese legali. Con un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, l’unica soluzione concreta sarebbe un intervento normativo chiaro che allinei il Ccnl alla giurisprudenza europea, evitando ulteriori dispute e incertezze per i medici e le aziende sanitarie.