Buste paga troppo basse, aggressioni nei reparti e nei pronto soccorso, assunzioni promesse ma mai realizzate: la situazione del personale sanitario pubblico nel Lazio è critica. Secondo il dossier presentato dalla Cgil Lazio, anni di disinvestimenti hanno lasciato il settore in difficoltà, mentre la spesa per la sanità privata accreditata è raddoppiata nell'ultimo decennio.
Il nuovo contratto collettivo nazionale proposto dal governo Meloni prevede un aumento salariale di 130 euro lordi al mese per infermieri, ostetrici e operatori sociosanitari, un incremento considerato insufficiente dalla Cgil, che sottolinea come il costo della vita sia cresciuto di oltre il 17% negli ultimi tre anni. Oggi un infermiere pubblico guadagna in media 25.950 euro lordi annui, cifra che con straordinari e indennità può arrivare a 33.940 euro, ma il potere d'acquisto è diminuito di circa 6.000 euro, spingendo molti professionisti a dimettersi.
A peggiorare la situazione ci sono le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro: nell'ultimo anno si sono registrate oltre 1.200 aggressioni ai danni di medici e infermieri, più della metà avvenute nei reparti e nei pronto soccorso. L'episodio più recente risale a un mese fa, quando due medici e tre infermieri dell'ospedale Grassi di Ostia sono stati picchiati da un paziente che voleva accedere alla stanza della madre ricoverata.
La Cgil denuncia anche la mancanza di un vero piano di assunzioni. La Regione Lazio ha annunciato 10.000 nuovi posti di lavoro negli ultimi tre anni, ma si è trattato per lo più di stabilizzazioni e turnover. Il personale effettivo in servizio è rimasto pressoché invariato, mentre il sistema sanitario pubblico continua a perdere terreno rispetto alle strutture private. Nel 2023 la Regione ha speso 3,6 miliardi per la sanità privata accreditata, almeno 100 milioni in più rispetto all'anno precedente e più del doppio rispetto a dieci anni fa. Nel frattempo, la spesa per i medici di base è ferma a 600 milioni di euro.
Le difficoltà del sistema sanitario laziale hanno anche un impatto economico diretto: il saldo della mobilità sanitaria è negativo per 193 milioni di euro, in crescita di 53 milioni rispetto al 2021. Sempre più pazienti sono costretti a spostarsi fuori regione per ricevere cure ed effettuare esami, con costi che continuano a gravare sul bilancio regionale. Secondo la Cgil, il Lazio ha bisogno di un'inversione di tendenza, con investimenti concreti sul servizio pubblico per garantire condizioni di lavoro dignitose e un'assistenza sanitaria efficace per tutti i cittadini.