Professione medica
Aggressione medici
12/03/2025

Giornata contro le aggressioni al personale sanitario, numeri in aumento

Nel 2024 si è registrato un incremento del 33% degli episodi di violenza rispetto all’anno precedente, con una media di 116 casi all’anno per ogni Asl

violencehero

Le aggressioni ai danni di medici e operatori sanitari sono in preoccupante aumento. Nel 2024 si è registrato un incremento del 33% degli episodi di violenza rispetto all’anno precedente, con una media di 116 casi all’anno per ogni Asl. I numeri emergono da diverse indagini condotte da Fiaso, Simeu e sindacati di categoria e sono al centro della Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari.

Secondo Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), gli ospedali stanno passando da “santuari del bene a luoghi della paura”, con medici e infermieri sempre più timorosi di svolgere il proprio lavoro. “Gli episodi non sono diminuiti, ma l’arresto in flagranza differita, previsto dalla legge 171/2024, sta cominciando a funzionare”, spiega Anelli. Tuttavia, servono ulteriori misure: “Ancora oggi chiunque può entrare in ospedale con un’arma, e questo è un problema che va risolto”.

Anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ribadito la gravità del fenomeno durante un evento a Pisa organizzato da Fiaso e dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu): “La violenza contro chi si prende cura della collettività è inaccettabile e mina le basi del Servizio sanitario”. Il Governo ha introdotto misure più severe e annuncia ora la firma di un protocollo d’intesa con Fiaso e Federsanità per potenziare prevenzione e formazione.

Per Giovanni Migliore, presidente di Fiaso, il problema non si risolve solo con l’inasprimento delle pene. “Le aggressioni sono il sintomo di una sanità sotto pressione: pronto soccorso sovraffollati, carenza di personale e una narrazione della sanità pubblica incentrata solo sulle criticità creano un clima di ostilità che esaspera i pazienti”, spiega. Attualmente, sette pronto soccorso su 10 dispongono di sistemi di videosorveglianza, ma secondo Migliore il problema riguarda anche la medicina del territorio, dove avviene la metà delle aggressioni. “Dobbiamo rafforzare la sanità territoriale e rivedere il sistema della continuità assistenziale, perché la guardia medica non risponde più alle esigenze attuali”, aggiunge.

Per la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), la prevenzione passa anche attraverso un’educazione dei cittadini. “Accanto alle misure repressive, occorre costruire un percorso di sensibilizzazione per far comprendere il corretto utilizzo delle strutture sanitarie”, afferma la Federazione.

L’impatto della violenza è devastante anche sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale. Secondo il sindacato Nursing Up, il 51% degli operatori sanitari ha subito almeno un’aggressione in carriera e le violenze rappresentano la seconda causa di disagio mentale tra i professionisti. “Il 25% degli infermieri e il 22% dei medici soffrono di burnout – denuncia Antonio De Palma, presidente di Nursing Up – e oltre 20mila infermieri hanno lasciato il servizio pubblico nei primi 9 mesi del 2024. Senza sicurezza, il rischio è che sempre più professionisti fuggano verso il settore privato, aggravando la carenza di personale nel Servizio sanitario nazionale”.

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