Professione medica
Medici fiscali
10/03/2025

Medici fiscali in estinzione, urgente una convenzione di settore

La presidente dell’Associazione della Medicina Fiscale lancia un appello affinché si capisca la necessità di mantenere viva la Medicina fiscale nel nostro paese

medico di base cartella stipendio

Rossella Cascetta, Presidente Associazione per la Tutela dei Medici Fiscali invia un appello al Governo, all’Inps, alle parti sociali, alle rappresentanze della Professione, e alla popolazione affinché si capisca la necessità di mantenere viva la Medicina fiscale nel nostro paese. Ecco il testo inviato a Doctor33

Il dipendente non si reca sul luogo di lavoro e non è la prima volta; il datore di lavoro chiede un controllo – una visita a domicilio – all’Inps, ma… il medico fiscale non c’è. La categoria è sotto organico sia nei posti più sperduti che nelle grandi città. Nel 2010 erano circa 1200 adesso sono sì e no 500. L’Inps ha indetto concorsi per ampliare gli organici, ma i giovani laureati già evitano la convenzione dei medici di famiglia e ben retribuite specialità ospedaliere dove si può fare carriera, figurarsi un’attività che è stata molto penalizzata dall’ultimo accordo tra sindacati ed Istituto.

Con l’accordo del 1° luglio 2023 il medico Inps ha visto dimezzarsi il compenso per ogni visita fiscale. Sono crollati i redditi complessivi della categoria. Di più: sono state istituite incompatibilità che rendono impossibile effettuare altre attività mediche. Le convenzioni con il servizio sanitario, un tempo possibili part-time, ora sono vietate a meno di non prendere la macchina e spostarsi altrove, in altre province.

A fronte del dimezzamento della nostra popolazione medica, i compiti affidati al settore sono invece aumentati con la nascita nel 2017 del Polo Unico di Medicina fiscale. Prima le nostre visite erano rivolte ai soli dipendenti privati, quelli pubblici erano seguiti dalle Asl. Adesso il medico fiscale in caso di assenza da “monitorare” dovrebbe recarsi a casa anche di 3 milioni di lavoratori delle amministrazioni pubbliche, dalle stesse Asl ai Comuni, dai ministeri alle partecipate.

A fronte di quanto esposto, servirebbe “forza lavoro”: trattenere i Colleghi titolari di convenzione con Inps che hanno raggiunto o stanno per raggiungere i limiti di età o in alternativa l’Istituto dovrebbe poter assumere medici in pensione. Finora però ciò non è stato possibile.

Il motivo? Un po’ il contratto favorisce l’apertura -fin qui rivelatasi vana – dei concorsi ai giovani, sia per le visite fiscali sia per le commissioni medico specialistiche. Mancavano inoltre letture favorevoli alla permanenza in servizio dei medici Inps. Fin qui è stato riportato, anche dal nostro settore, che i decreti Milleproroghe 2023 e 2024 permettono di andare in pensione a 72 anni rispettivamente ai medici convenzionati con il Servizio sanitario (di famiglia, pediatri di base, specialisti ambulatoriali) e ai medici ospedalieri. Tra i medici fiscali invece il limite è prima, 70 anni. In realtà però la legge si presta ad interpretazioni nuove. La Finanziaria 2024 (legge 213/2023) al comma 165 consente di presentare entro i 70 anni di età la domanda di trattenimento in servizio anche ai medici nei ruoli di Inps ed Inail. Ci fosse un salto di qualità nei ragionamenti di sindacati e controparte, i medici fiscali over 70 che oggi vanno via – “veterani” che hanno motivazione ed esperienza – potrebbero restare. Una prospettiva che essi stessi spesso desiderano. Si tratta fra l’altro di richieste ammesse da Enpam in quanto in linea con le traiettorie previdenziali dei Professionisti della Medicina (e dell’Odontoiatria).

Peraltro, anche da parte Inps oggi registriamo un segnale nuovo, promettente e volendo clamoroso. Nel bando di concorso per 820 medici specialisti delle commissioni, l’Istituto ha introdotto la possibilità di convenzioni per medici fino ai 75 anni di età.

Il prossimo passo dovrebbe riguardare noi medici fiscali. Ma per aggiustare organici ridotti al lumicino – che dovrebbero essere nel complesso più del doppio – serve un’interpretazione univoca della legge. Come Associazione rappresentativa della Medicina Fiscale ci appelliamo al Governo, all’Inps, alle parti sociali, alle rappresentanze della Professione, e alla popolazione affinché si capisca la necessità di mantenere viva la Medicina fiscale nel nostro paese, a tutela della salute dei lavoratori, della qualità del lavoro e delle relazioni sociali. E si dia luogo ad una convenzione di settore aperta a un numero di posizioni congruo e a Colleghi over 70, includendo chi già conosce questo nostro difficile ma importantissimo mondo.

Rossella Cascetta
Presidente Associazione per la Tutela dei Medici Fiscali

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