Professione medica
Sanità
27/02/2025

Accesso alle cure, Quici (Cida): serve collaborazione tra pubblico e privato per migliorare

Il Presidente CIMO-FESMED alla presentazione del Terzo Rapporto dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza: “Preoccupante calo Indice di vicinanza della salute”

Lea immagine

L’accesso alle cure in Italia sta diventando sempre più difficile. Lo conferma l’Indice di vicinanza della salute, elaborato dalla Fondazione per la Ricerca Economica e Sociale ETS, che mostra un preoccupante calo: rispetto al valore base di 100 registrato nel 2010, oggi siamo scesi a 84, con una flessione di due punti solo nell’ultimo anno. A lanciare l’allarme è Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED e Vicepresidente CIDA, intervenuto alla presentazione del Terzo Rapporto dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza della Fondazione, tenutasi presso la Sala Zuccari del Senato.

Quici ha sottolineato l'urgenza di una riforma dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per garantire tempi certi nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e scongiurare il rischio di esclusione di fasce di popolazione dall’accesso alle cure. "È necessario regolamentare meglio la sanità integrativa affinché non si sovrapponga alla sanità pubblica, ma la completi laddove il Servizio sanitario nazionale non riesce ad arrivare", ha dichiarato. Secondo Quici, il problema risiede anche nell'enorme spesa privata degli italiani per la sanità, che ammonta a circa 40 miliardi di euro l’anno. "Recuperare anche solo una parte di queste risorse significherebbe dare una boccata d’ossigeno al sistema, migliorando l’accesso alle cure per tutti", ha spiegato, suggerendo di incentivare una maggiore collaborazione tra i fondi sanitari integrativi e le strutture pubbliche attraverso convenzioni con i professionisti del Servizio sanitario nazionale.

Il Presidente CIMO-FESMED ha poi criticato l’attuale contrapposizione tra pubblico e privato, tra ospedale e territorio, tra medici dipendenti e convenzionati. "Non possiamo più permetterci queste divisioni", ha affermato, proponendo misure che facilitino il dialogo tra i medici e uniformino i loro contratti di lavoro, pur mantenendo le differenze giuridiche tra dipendenti e convenzionati. In particolare, ha rilanciato l’idea di far uscire i medici dipendenti dalla Funzione Pubblica per permettere loro di firmare un contratto di lavoro con il Ministero della Salute e le Regioni, insieme ai medici del territorio. Ma le riforme della sanità non possono prescindere da una lotta efficace all’evasione fiscale. "Recuperare miliardi di euro da destinare anche alla sanità è una priorità", ha sottolineato Quici, evidenziando anche la necessità di maggiori incentivi fiscali per il ceto medio. "Non è ammissibile che il 15% degli italiani, con un reddito superiore a 35mila euro annui, si faccia carico da solo del 63,39% dell’IRPEF, subendo per di più penalizzazioni nelle detrazioni fiscali", ha concluso.

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