Si è concluso con un nulla di fatto il nuovo incontro tra le organizzazioni sindacali e l’Aran per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto sanità. La trattativa, già in una fase di stallo da settimane, non ha portato a risultati concreti, con le parti ancora distanti su questioni economiche e normative. Le sigle sindacali Fp Cgil, Uil-Fpl e Nursing Up hanno ribadito il loro rifiuto a sottoscrivere una pre-intesa che non garantisce miglioramenti sostanziali per il personale sanitario. "Non accettiamo lezioni da nessuno", affermano le sigle sindacali, sottolineando come "la proposta avanzata dal Governo non presenta novità significative rispetto alla bozza del 14 gennaio scorso". La richiesta di un incremento delle risorse per valorizzare il ruolo degli operatori sanitari resta al centro della vertenza, ma, secondo le dichiarazioni ufficiali, "il Governo non sembra intenzionato a rivedere i fondi destinati al rinnovo contrattuale".
L’Aran ha confermato che le risorse complessivamente stanziate per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego per il biennio 2022-2024 e per il successivo 2025-2027 ammontano a 20 miliardi di euro, di cui 3,7 miliardi destinati al comparto sanità. Questo consentirebbe aumenti medi di 172 euro mensili per il primo triennio e di 184 euro per il successivo, portando a un incremento complessivo di 356 euro al mese per 13 mensilità. Una cifra ritenuta insufficiente dai rappresentanti sindacali, che lamentano "un mancato riconoscimento del valore e della dignità del personale sanitario". Anche sul piano normativo, le richieste avanzate dai sindacati non hanno trovato accoglimento. Nursing Up ha sottolineato la necessità di "una diversa distribuzione delle risorse per riflettere le specifiche responsabilità delle varie figure professionali" e ha posto l’accento su questioni chiave come "l’accesso all’area di elevata qualificazione per tutti i professionisti sanitari con titoli equipollenti", "il riconoscimento dell’infermiere di famiglia e di comunità", "l’esonero dai turni notturni per gli operatori over 60" e "un rafforzamento delle ore destinate alla formazione e all’aggiornamento".
Nello specifico, per Nursing Up, emerge "la necessità di garantire l'accesso all'area di elevata qualificazione a tutti i professionisti sanitari, inclusi coloro che possiedono titoli equipollenti riconosciuti dalla legge 42/1999, e non solo ai laureati magistrali. L'esclusione di questi ultimi rappresenterebbe una discriminazione inaccettabile e una penalizzazione ingiustificata per migliaia di lavoratori esperti". Sul fronte della formazione, Nursing Up "ha chiesto di destinare 2 ore settimanali dell'orario di servizio (di 36 ore) all'aggiornamento Ecm e 24 ore annuali aggiuntive rispetto agli altri dipendenti, considerando la specificità delle professioni sanitarie, che richiedono un costante aggiornamento". Un altro punto critico riguarda gli operatori sanitari over 60: "Abbiamo chiesto che i colleghi over 60 possano essere esonerati dai turni notturni e dalla pronta disponibilità, su loro richiesta. L'Aran ha risposto con una vaga disponibilità, lasciando però sempre nella bozza propostaci il 14 gennaio scorso la decisione finale alle aziende sanitarie, vanificando di fatto questa misura di tutela", sottolinea il leader Nursing Up Antonio De Palma. Secondo il sindacato, "un'altra grave lacuna del nuovo contratto riguarda il ruolo dell'infermiere di famiglia e di comunità". Ricorda De Palma: "Abbiamo chiesto con forza che questa figura venga riconosciuta e adeguatamente inquadrata nel contratto. Il Pnrr ha previsto un potenziamento della sanità territoriale, ma senza un contratto chiaro per gli infermieri di famiglia, il rischio è che questa riforma rimanga solo sulla carta".
Le posizioni restano inconciliabili. Mentre l’Aran prende atto dell’impossibilità di proseguire la trattativa nelle attuali condizioni, i sindacati annunciano di voler continuare la loro battaglia per ottenere un rinnovo contrattuale che "riconosca pienamente il ruolo essenziale svolto dai lavoratori della sanità pubblica".