La riforma della medicina generale continua a far discutere. Lo Snami in una nota rilancia l’allarme e lancia una proposta: la riorganizzazione del settore rischia di penalizzare l’assistenza di prossimità, trasformando i medici di famiglia in “braccianti” di un sistema inefficiente. Il sindacato propone un nuovo contratto orario nelle Case di Comunità, ispirato alla specialistica ambulatoriale, e una specializzazione universitaria in medicina generale per rendere più attrattiva la professione.
“La figura del medico di famiglia deve restare un riferimento stabile per i cittadini,” dichiara il presidente Snami, Angelo Testa. “Non possiamo permettere che il riordino del sistema sanitario determini una dispersione delle risorse e un indebolimento dell’assistenza di prossimità.”
Critiche arrivano anche dallo Snami Emilia-Romagna, che boccia l’idea di un contratto subordinato con le Asl e l’imposizione di turni 8-20. “Non siamo contrari a un modello basato sulle ore,” afferma il presidente regionale Roberto Pieralli, “ma servono regole chiare e flessibili. I medici già oggi lavorano ben oltre le 38 ore settimanali, tra ambulatorio, consulenze cliniche e visite domiciliari. Non accetteremo contratti precari o imposti dall’alto.”
Il sindacato denuncia anche la crescente aggressività nei confronti dei medici, alimentata da una narrazione distorta del loro ruolo. “I medici di famiglia e i pronto soccorso sono rimasti gli unici punti di riferimento per i pazienti,” si legge nella nota. “Le campagne denigratorie e le riforme improvvisate rischiano solo di allontanare i giovani dalla professione.”
Per lo Snami, la soluzione passa da investimenti strutturali e da un modello organizzativo che valorizzi il ruolo del medico di medicina generale, senza minare il rapporto fiduciario con i pazienti. “Servono scelte coraggiose e lungimiranti,” conclude Testa. “Non accetteremo riforme che penalizzino il territorio e svuotino di significato il nostro ruolo.”