Negli ultimi cinque anni sono stati segnalati più di 1.460 episodi di discriminazione e violenza ai danni di professionisti sanitari di origine straniera in Italia. Solo nel 2023, i casi registrati sono stati 323, con un aumento del 36% rispetto agli anni precedenti. È quanto emerge dai dati raccolti dall’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e dalla Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), che denunciano una crescente difficoltà di integrazione per chi lavora nel settore sanitario.
Tra i casi più gravi, l’espulsione dal mondo del lavoro di 15 dottoresse straniere che indossavano il velo, costrette a lasciare l’Italia a causa di problematiche sul posto di lavoro. A Foligno, una donna tunisina è stata aggredita per il suo abbigliamento tradizionale. Il caso ha riacceso il dibattito sulla necessità di misure più incisive per contrastare razzismo e discriminazione.
Il professore Foad Aodi, presidente di AMSI, ha sottolineato che «le professioni sanitarie sono tra le più colpite da episodi di intolleranza. Serve un intervento deciso da parte delle istituzioni per proteggere chi lavora in prima linea nella tutela della salute».
Le associazioni promotrici chiedono un maggiore impegno da parte della politica per rafforzare l’integrazione e promuovere un’educazione alla diversità e al rispetto reciproco. Amsi e Co-mai parteciperanno alla manifestazione contro il razzismo e la discriminazione, in programma a Foligno il 9 febbraio.