La proposta di riformare la medicina di base avanzata dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, sta suscitando un acceso dibattito. Rocca ha recentemente dichiarato la necessità di trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn) per garantire una gestione più efficiente e capillare dell'assistenza territoriale. La Fp Cgil Medici Lazio ha accolto positivamente l'iniziativa, sottolineando come una riforma contrattuale possa migliorare le condizioni lavorative dei medici e l'organizzazione del servizio. Tuttavia, la Fimmg Lazio si oppone fermamente alla proposta, definendola un viatico verso la privatizzazione della sanità di base e un colpo all'attuale modello convenzionato che, secondo loro, rappresenta l'ultimo baluardo contro la mercificazione dell'assistenza sanitaria.
Secondo Rocca, la situazione attuale è insostenibile, l'obiettivo di questa riforma sarebbe migliorare l'efficienza del servizio e garantire una gestione più strutturata e capillare dell'assistenza territoriale. “Come capo di una Regione voglio poter decidere dove e per quante ore i medici di famiglia devono prestare servizio, visto che è da qui che escono i soldi per pagarli,” ha dichiarato. Ha inoltre sottolineato le difficoltà di molti cittadini nel trovare studi aperti, specialmente nei fine settimana, situazione che contribuisce al sovraffollamento dei pronto soccorso. Il governatore del Lazio ritiene che l'accordo di convenzione nazionale, entrato in vigore nell'aprile scorso, sia insufficiente per risolvere queste criticità. Serve, secondo Rocca, una riforma che consenta una gestione più diretta e flessibile dei medici, simile a quella dei dirigenti ospedalieri. A favore di questa proposta si è espresso anche il sindacato Fp Cgil Medici Lazio. Francesco Palmeggiani e Claudio De Luca hanno accolto positivamente l'iniziativa di Rocca, auspicando che le Regioni adottino una riforma seria delle cure primarie. I rappresentanti sindacali hanno chiarito che i medici di medicina generale non sono contrari a un contratto di dipendenza, purché questo garantisca tutele e migliori condizioni lavorative. “Dobbiamo smontare la narrazione distorta secondo cui i professionisti sarebbero contrari a questa riforma contrattuale,” hanno dichiarato i sindacalisti. “Al contrario, i medici chiedono integrazione e sostegno dei servizi sanitari.”
Di tutt'altro avviso è la Fimmg Lazio (Federazione italiana dei medici di medicina generale). Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale vicario, e Giovanni Cirilli, segretario regionale, hanno espresso una netta contrarietà alla proposta di Rocca, definendola un viatico verso la privatizzazione della sanità di base e un favore alle assicurazioni. Secondo la Fimmg, trasformare i medici di base in dipendenti del Ssn significherebbe smantellare il primo accesso al sistema sanitario nazionale. La federazione teme che i cittadini si troverebbero costretti a rivolgersi sempre più spesso a soluzioni private, con le assicurazioni pronte a offrire pacchetti assistenziali su misura. “La riforma voluta da piccole lobby aprirà varchi immensi alla privatizzazione della sanità di base,” sostengono Bartoletti e Cirilli. “Non si attua una riforma senza contrattare con chi deve attuarla.” Secondo i rappresentanti della Fimmg, una simile impostazione porterà a medici part-time, con un'assistenza territoriale ridotta e un peggioramento complessivo del servizio. Rocca ha ribadito la disponibilità a discutere alcuni aspetti della riforma, ma considera non negoziabile la “piena disponibilità delle ore dei medici.” La Fimmg, invece, insiste sulla necessità di mantenere l'attuale modello convenzionato e aprire un confronto serio per trovare soluzioni condivise.