Professione medica
Infermieri
04/02/2025

Infermieri, Nursing Up: oltre 20mila si sono dimessi nei primi nove mesi del 2024

La politica assiste inerme a quello che è il momento di crisi più drammatico della nostra sanità degli ultimi 20 anni, sottolinea il sindacato di categoria degli infermieri

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"Nei primi 9 mesi del 2024, sono oltre 20mila gli infermieri che si sono dimessi volontariamente. Quasi il 170% in più rispetto all'anno precedente. Negli ultimi quattro anni sono oltre 43mila i professionisti che hanno lasciato di propria sponte la sanità pubblica. Come un incendio che divampa, la fuga di infermieri si aggrava sempre di più. La politica assiste inerme a quello che è il momento di crisi più drammatico della nostra sanità degli ultimi 20 anni". Lo sottolinea in una nota il sindacato di categoria Nursing Up.

"Il Sistema sanitario nazionale sta crollando su se stesso, pezzo dopo pezzo, svuotato della sua risorsa più preziosa: i professionisti che garantiscono le cure ai cittadini. Ma il governo continua a ignorare l'allarme, lasciando che la sanità pubblica si sgretoli davanti ai nostri occhi'', avverte Antonio De Palma, presidente del Nursing Up, commentando un esodo senza precedenti e affiancando gli ultimi dati del 2024 ai numeri raccolti dal sindacato nel biennio 2021-2023, attraverso le fonti di Ministero della Salute e Ragioneria dello Stato.

"Nel 2024, nei primi 9 mesi, oltre 20mila infermieri, (si calcolano nel totale circa un milione e mezzo di dimissioni volontarie dei lavoratori nei primi 9 mesi del 2024, con ai primissimi posti il settore sanitario) insieme a circa 7mila medici (come confermato dai sindacati di categoria), si sono dimessi. Per gli infermieri siamo di fronte un aumento di circa il 170% rispetto agli 8.500 del 2023. Numeri - prosegue De Palma - che parlano di una crisi senza precedenti. Se pensiamo, poi, che a questo report mancano ancora i dati dei 4 mesi finali dell'anno appena trascorso, possiamo stimare che ogni mese lasciano il nostro sistema sanitario oltre 2mila infermieri, e se quindi il trend negativo, nella migliore della ipotesi, si confermasse e non peggiorasse anche nei mesi successivi, da oltre 20mila passeremmo a oltre 30mila dimissioni".

''La fuga degli infermieri fa pensare a un malato abbandonato a se stesso senza cure e sostentamento, che peggiora giorno dopo giorno. Senza un intervento immediato, la costruzione già traballante della sanità pubblica rischia di crollare su sé stessa. Senza una azione lungimirante, tutti finiremo con il cadere nel baratro, dal momento che la qualità della nostra sanità e quella del lavoro di infermieri e medici sta colando a picco, e questo non può e non deve accadere'', avverte De Palma.

''A peggiorare il quadro, un altro dato preoccupante che non ci sorprende: l'Ocse conferma che sempre meno giovani scelgono la professione infermieristica. Le condizioni di lavoro inaccettabili e gli stipendi irrisori stanno allontanando le nuove generazioni. In Italia, tra il 2015 e il 2022, il numero di studenti che tentano l'accesso ai corsi di laurea in infermieristica è calato del 20%, mentre oltre l'80% degli iscritti è di sesso femminile, dimostrando anche una grave mancanza di attrattiva per gli uomini nel settore. La crisi di vocazioni si somma alla fuga di chi è già dentro il sistema, creando un circolo vizioso. Meno infermieri, più carichi di lavoro, più dimissioni, meno studenti'', continua De Palma.

''Non possiamo più permetterci di perdere un solo infermiere, non possiamo trasformare la nostra sanità, svuotata ogni giorno delle sue eccellenze, in una scatola vuota. Ogni professionista che lascia il Ssn è un pezzo di assistenza pubblica che sparisce'', avverte De Palma, indicando le priorità: "Aumenti salariali urgenti, per avvicinare le retribuzioni alla media europea; piani straordinari di assunzione, per ridurre il carico di lavoro e garantire sicurezza nei reparti; investimenti nel benessere organizzativo, per tutelare la salute mentale degli operatori; incentivi per trattenere gli infermieri, scongiurando la fuga verso il privato e l'estero". ''Le soluzioni tampone non bastano più. Serve un intervento strutturale e deciso. Il tempo degli annunci è finito: urgono risposte concrete, ora'', conclude De Palma.

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