“Occorre prendere atto come, in un sistema sanitario in profondo cambiamento sia necessario definire con precisione i confini di ciascuna professione sanitaria. Non è un caso che i percorsi formativi necessari a svolgere una determinata professione sanitaria siano profondamente diversi tra loro. L’anarchia delle competenze può mettere a rischio la sicurezza delle cure”. A evidenziarlo nel documento presentato nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di riordino delle professioni sanitarie, Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed, audito dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. Il Presidente, sottolinea una nota, ha evidenziato l’imprescindibilità di una definizione chiara di atto medico, che affidi in modo esclusivo ai medici attività quali il consenso informato, l’anamnesi, la diagnosi e la terapia.
Per quel che riguarda, infine, la carenza di professionisti, la Federazione ha richiesto lo sblocco del tetto sulla spesa per il personale sanitario, una seria rivisitazione del fabbisogno di personale, la depenalizzazione dell’atto medico, maggiore sicurezza nei presìdi sanitari, la corretta applicazione dei contratti di lavoro, il miglioramento dei rapporti tra direzioni ospedaliere e dipendenti e della formazione aziendale e una riforma della formazione specialistica che preveda gli ospedali di formazione e l’assunzione diretta degli specializzandi.
Ecco il documento integrale presentato alla Commissione Affari Sociali