"Ognuno si assuma i suoi compiti e le sue responsabilità, senza commistioni che confondono e indeboliscono i ruoli, per finalità che esulano dagli interessi dei lavoratori e dei cittadini". Così Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale Aaroi-Emac, Roberta Di Turi, Coordinatrice Nazionale Fassid, Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN e Roberto Bonfili, Coordinatore Nazionale Uil Fpl Medici, commentano in una nota l'ipotesi del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, di farsi capofila di una vertenza sindacale. "La Fnomceo rappresenta l'intera comunità medica italiana con un ruolo ben preciso che, tuttavia, il suo Presidente talvolta pare non aver ben chiaro, come da ultimo con alcune sue dichiarazioni sui media, a fronte delle quali il Ministro della Salute Orazio Schillaci non ha potuto far a meno di ricordare che la Fnomceo non è un sindacato e non dovrebbe agire come tale". Per i rappresentanti sindacali, "la commistione dei ruoli tra Ordini professionali e Sindacato è confusiva e indebolisce le rispettive prerogative, perché inevitabilmente segue logiche di difesa delle corporazioni, invece degli interessi generali, delegittimando il ruolo di rappresentanza del mondo del lavoro". Pur apprezzando l'impegno di Filippo Anelli, "le sue incursioni in tematiche prettamente sindacali hanno sempre destato perplessità come in tema di contratto di lavoro (che peraltro annovera anche dirigenti sanitari che professionalmente afferiscono ad altre Federazioni Ordinistiche), mentre oggi - continuano-si sono spinte ad avvisare che si va verso lo sciopero, entrando a gamba tesa su una prerogativa che con la rappresentanza ordinistica, tantomeno nazionale, nemmeno confina". Per i sindacati, "Il rispetto dei ruoli è fondamentale per esercitare con forza e autorevolezza le prerogative sindacali necessarie per un confronto paritario con il Governo e con le Regioni - concludono-. Per questo richiamiamo tutte le organizzazioni sindacali alla massima attenzione per non indebolirci, in un connubio che nella confusione dei ruoli mina l'autorevolezza di entrambe le parti".