La leucemia mieloide cronica (LMC) rappresenta ancora una sfida significativa per gli ematologi a causa della sua natura recidivante, nonostante gli enormi progressi terapeutici ottenuti negli ultimi anni. Questo complesso argomento è stato esplorato in profondità durante il corso residenziale «CML Academy», organizzato da Edra. L'evento è stato suddiviso in tre moduli distinti, ognuno dei quali articolato in due giornate, e ha visto la partecipazione di esperti rinomati nel campo dell'ematologia. La LMC è una malattia del sangue associata al cromosoma Philadelphia, un'anomalia genetica risultante dalla traslocazione reciproca tra i cromosomi 9 e 22. Questo provoca la fusione dei geni BCR (Break Cluster Region) e ABL (Abelson proto-oncogene), generando il gene ibrido BCR-ABL1. Questo gene codifica per una tirosina chinasi sempre attiva, che promuove la proliferazione delle cellule mieloidi e inibisce l'apoptosi, conducendo a una crescita incontrollata delle cellule leucemiche.
Nel secondo modulo, dedicato all'innovazione tecnologica in ambito clinico e all'efficacia nella comunicazione, il Prof. Massimo Breccia dell'Università La Sapienza di Roma ha discusso di «Database e registri amministrativi nel contesto della LMC», iniziando con il presentare i principali dati epidemiologici nazionali. La LMC colpisce circa 2 persone ogni 100.000 in Italia, con una prevalenza maggiore negli uomini (2,4) rispetto alle donne (1,8). Si registrano circa 650 nuovi casi tra gli uomini e 500 tra le donne ogni anno, colpendo principalmente le persone anziane. Breccia ha sottolineato che studi di 20 anni mostrano come l'imatinib abbia migliorato la sopravvivenza complessiva (OS) dei pazienti molto anziani. Inoltre, ha aggiunto lo specialista, l'efficacia dello switch a imatinib generico è dimostrata, con risultati di risposta molecolare (MR) sia a 12 che a 24 mesi. Simili esperienze positive sono state descritte con nilotinib e dasatinib, migliorando la OS nei pazienti anziani. Breccia ha evidenziato che, secondo i dati raccolti, tra i pazienti trattati con dasatinib o nilotinib frontline, il 13,2% ha cambiato terapia. La resistenza, ha spiegato, è stata osservata principalmente nei pazienti più giovani ad alto rischio. Asciminib, invece, ha dimostrato un miglioramento significativo della risposta basale dopo 3 mesi di trattamento in una percentuale rilevante di pazienti.
Il Prof. Sergio Pillon, Vice Presidente e Responsabile Relazioni Istituzionali AiSDeT (Associazione Italiana Sanità Digitale e Telemedicina), ha offerto uno sguardo al futuro delle esigenze sanitarie, evidenziando la necessità di un approccio sistemico piuttosto che riduzionista. Ha sottolineato l'importanza di approcci multidisciplinari integrati e di tecnologie avanzate come il Retrieval-augmented generation (RAG) per migliorare la precisione e l'efficacia delle diagnosi e dei trattamenti. Pillon ha anche discusso dell'integrazione degli strumenti di telemedicina, come televisita, teleconsulto e teleassistenza, in ogni passaggio del percorso diagnostico-terapeutico (PDTA), garantendo un'assistenza continua e personalizzata.
Nella seconda giornata di lavori, la Dott.ssa Giulia Rancati, psicologa e psicoterapeuta, ha sottolineato l'importanza della comunicazione empatica nella relazione medico-paziente. Ha evidenziato come ascolto attivo, empatia e comunicazione chiara migliorino la relazione, riducano lo stress del paziente e promuovano l'aderenza alla terapia. Rancati ha spiegato che ogni paziente è unico, e quindi è cruciale adattare l'approccio alle esigenze individuali di ciascuno.
Rancati ha anche trattato il public speaking e lo storytelling nella comunicazione scientifica, enfatizzando l'importanza di scegliere un linguaggio adeguato e di accompagnare la comunicazione verbale con quella non verbale.
Arturo Zenorini