Anche nel caso della popolazione generale di età inferiore ai 60 anni e soprattutto nella popolazione pediatrica le indicazioni che vengono dai diversi comitati nazionali e internazionali concordano sull’utilità della vaccinazione antinfluenzale. La popolazione al di sotto dei 60 anni comprende una maggioranza di persone sane in cui l’influenza determina in genere manifestazioni di breve durata ma debilitanti, responsabili di assenze lavorative e del conseguente impatto economico, ma anche persone affette da patologie croniche che le espongono a un maggior rischio di complicazioni in presenza di infezione influenzale. Per quanto riguarda la popolazione pediatrica di età compresa fra i 6 mesi e i 9 anni il documento ministeriale ribadisce che quando si tratti della prima vaccinazione contro l’influenza devono essere somministrate due dosi a distanza di almeno 4 settimane, mentre è sufficiente una dose singola nei piccoli che siano già stati vaccinati nel passato (1,2); oltre i 9 anni di età è indicata una singola dose anche nel caso si tratti della prima volta in cui il bambino riceve il vaccino.
In generale per la popolazione di età compresa fra i 6 mesi e i sessant’anni da tempo è possibile ricorrere ai classici vaccini antinfluenzali inattivati prodotti su uova embrionate di pollo. Si tratta di vaccini quadrivalenti split e a subunità, utilizzabili anche in gravidanza. Negli ultimi anni accanto a questi vaccini si sono aggiunte nuove piattaforme di produzione che ne determinano un miglior profilo di efficacia, come il metodo di produzione su coltura cellulare. L’unico vaccino antinfluenzale approvato in Italia prodotto su coltura cellulare è autorizzato nei bambini di età superiore ai 2 anni e negli adulti. I nuovi vaccini hanno consentito di ottenere dei vantaggi in termini di efficacia rispetto a quelli tradizionali prodotti su uova (3). È proprio la tecnica di preparazione dei vaccini tradizionali, infatti, che può ridurne l’efficacia in quanto i virus per potersi replicare devono adattarsi ai recettori aviari, processo che può determinare la comparsa di mutazioni nei siti antigenici dell’emoagglutinina virale con conseguente possibile alterazione dell’antigenicità del vaccino e compromissione della risposta immunitaria indotta nella persona vaccinata. Questo limite può essere superato proprio grazie all’adozione di metodi di produzione alternativi come la coltura cellulare. Una dimostrazione della maggiore efficacia dei vaccini antinfluenzali prodotti su colture cellulari viene da uno studio retrospettivo a test-negativo in cui si sono analizzati i dati relativi complessivamente a più di centomila pazienti. I ricercatori hanno valutato l’efficacia sul campo relativa del vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su coltura cellulare rispetto a quello quadrivalente prodotto su uova in pazienti di età compresa fra i 4 e i 64 anni che manifestavano una sintomatologia influenzale e che erano stati testati per la presenza del virus influenzale nel corso di tre successive stagioni influenzali, fra il 2017 e il 2020. In tutte e tre le stagioni il vaccino prodotto su coltura cellulare è risultato significativamente più efficace di quello tradizionale nel prevenire l’influenza (rVE 10-14%). (4)
Se il vaccino prodotto su coltura cellulare prevede somministrazione intramuscolare, il vaccino antinfluenzale vivo attenuato è formulato per essere somministrato per via intranasale. Si tratta di un vaccino contenente ceppi virali vivi attenuati ed è autorizzato nei bambini e nei giovani di età compresa tra 2 e 18 anni.
Altre popolazioni a cui la circolare ministeriale raccomanda la vaccinazione sono le donne in gravidanza, il personale sanitario e i soggetti a rischio per patologia. Per quanto riguarda le future mamme vi è una forte indicazione alla vaccinazione antinfluenzale in tutti i trimestri della gravidanza. Per gli operatori sanitari una maggiore adesione alla vaccinazione da parte loro può offrire importanti benefici sia clinici che economici, come dimostra una recente analisi effettuata da Calabrò et al. (5) Assumendo di ottenere ogni anno un incremento del 10% della copertura vaccinale in questi lavoratori, gli autori stimano di poter ottenere un risparmio in termini di minor riduzione della produttività pari a circa 4 milioni e mezzo di euro con un corrispondente incremento delle entrate fiscali di oltre 327 mila euro (5).
L’altra grande fetta della popolazione di età inferiore ai 60 anni in cui la vaccinazione è fortemente raccomandata è rappresentata dai soggetti a rischio per patologia, quindi portatori di malattie croniche respiratorie, cardiovascolari, renali, ematologiche, oltre naturalmente i pazienti affetti da tumore e molti altri elencati all’interno della Circolare Ministeriale. Non deve perciò sorprendere che anche le principali società scientifiche abbiano espresso la loro posizione sull’indicazione alla vaccinazione antinfluenzale. È il caso della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC) che in un documento sulla prevenzione cardiovascolare in Italia, redatto in collaborazione con la Società Italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SITI), sottolinea come i pazienti che effettuano la vaccinazione antinfluenzale presentino un’incidenza di eventi cardiovascolari sensibilmente inferiore rispetto alla controparte non vaccinata (6). Il documento inoltre identifica la categoria di vaccini preferenziali per i soggetti affetti da malattie cardiovascolari, identificando: il vaccino prodotto su coltura cellulare come quello preferibile al di sotto dei 60 anni; il vaccino adiuvato nel segmento 50-60anni come preferibile sotto giudizio clinico; i vaccini potenziati nei pazienti over65 in linea con le raccomandazioni del Ministero (6).
Anche la Società Italiana di Diabetologia (SID) conferma l’indicazione alla vaccinazione nei diabetici fin dai 6 mesi di vita, con la raccomandazione di preferire il vaccino prodotto su colture cellulari a partire dal secondo anno di vita (7). Nella popolazione pediatrica non viene indicato l’uso del vaccino vivo attenuato in somministrazione intranasale, mentre per i diabetici che abbiano raggiunto i 65 anni la SID, in linea con le indicazioni ministeriali, raccomanda di utilizzare il vaccino quadrivalente adiuvato o quello ad alto dosaggio (7). Anche la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha recentemente pubblicato le sue linee guida sulle vaccinazioni nei pazienti affetti da malattie reumatologiche (8) in cui, relativamente alla vaccinazione antinfluenzale, si esprime una forte raccomandazione a favore dei vaccini potenziati per tutti i pazienti con malattie reumatiche sopra i 65 anni e che stanno assumendo, o in previsione, dell’inizio di una terapia immunosoppressiva (8).
1. Grohskopf LA et al. MMWR Recomm Rep. 2024 Aug 29;73(5):1-25. doi: 10.15585/mmwr.rr7305a1. PMID: 39197095.
2. Ministero della Salute Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2024-2025
3. Stein AN et al. Open Forum Infect Dis. 2024 May 2;11(5):ofae175. doi: 10.1093/ofid/ofae175. PMID: 38698895; PMCID: PMC11064727.
4. McGovern I et al. Int J Infect Dis. 2024 Sep;146:107160. doi: 10.1016/j.ijid.2024.107160. Epub 2024 Jul 3. PMID: 38969330.
5. Calabrò GE et al. Vaccines (Basel). 2022 Oct 12;10(10):1707. doi: 10.3390/vaccines10101707. PMID: 36298572; PMCID: PMC9609125
6. L'importanza della vaccinazione anti influenzale nei pazienti con malattie cardiovascolari
7. Raccomandazioni per la profilassi vaccinale nei soggetti affetti da diabete mellito di tipo 1 e 2
8. Raccomandazioni della SIR sulle vaccinazioni nei pazienti affetti da malattie reumatologiche