"Apprendiamo, da notizie di stampa, che, con l'introduzione delle nuove lauree specialistiche per infermieri, si apre la strada alla prescrizione infermieristica di trattamenti assistenziali e tecnologie specifiche, come i presidi e gli ausili. Siamo sconcertati e rammaricati per non essere stati interpellati - così come prevederebbe la legge, a tutela della salute pubblica - su questa delicata materia, che presuppone un passaggio di competenze specialistiche". Queste le dichiarazioni del presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, dopo le dichiarazioni rilasciate dal ministro della Salute Orazio Schillaci, ospite al Consiglio nazionale della Fnopi, la Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche. Dello stesso parere anche la Federazione dei medici di medicina generale, Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Sumai.
"Mentre siamo in attesa di un più volte invocato segnale di attenzione da parte della politica, apprendiamo invece con stupore e solo dalla stampa l'apertura alle prescrizioni infermieristiche. Ennesimo blitz perpetuato in spregio a un preliminare confronto con i medici cui, di fatto, sono attribuite inequivocabili prerogative nella diagnosi e terapia". Così in una nota i leader dei sindacati Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, di Cimo-Fesmed, Guido Quici, della Fimmg, Silvestro Scotti e del Sumai, Antonio Magi riguardo la possibilità data agli infermieri di conseguire lauree magistrali e di prescrivere dispositivi. Quello degli "infermieri prescrittori" è "un argomento così delicato, che tra l'altro creerà inevitabilmente un aumento della spesa sanitaria" e che "merita un'ampia discussione tra le parti perché è inimmaginabile assegnare compiti ad altri professionisti senza adottare strumenti di appropriatezza vista la ampia e indistinta platea di sanitari prescrittori". Per i sindacati è inoltre necessaria "una chiara definizione di atto medico perché le attuali ambiguità non chiariscono affatto i limiti in termini di responsabilità, anzi espongono ulteriormente i dottori a contenziosi anche per atti non gestiti direttamente da loro. Continuare ad escludere i professionisti da discussioni e materie che pur li riguardano da vicino ci offende e appare miope - proseguono-. Chiediamo pertanto un incontro urgente al Ministro della salute auspicando di tornare a dialogare con le istituzioni per evitare rotture insanabili che porterebbero inevitabilmente a una reazione dura di tutta la categoria", concludono. "Sono anni - dice Scotti - che i medici chiedono la definizione che distingua l'atto medico da altre attività. E che si descrivano, quindi, anche in termini di responsabilità la conseguenza degli atti stessi. Sul provvedimento annunciato in merito alla prescrivibilità in capo agli infermieri sappiamo poco al momento, non è stato ancora reso noto quali siano precisamente i compiti e come questi compiti possano essere attuati. Ma ci lascia perplessi il fatto che non sia stata sentita la voce dei medici". Per Scotti, al di là dei dettagli, inoltre, "è necessaria una riflessione anche sull'appropriatezza, con il numero di sanitari prescrittori che comincia ad aumentare. Questo potrebbe determinare la mancata di una filiera unica di procedura. E sembra strano che su questi temi si continui a escludere dalla discussione un gruppo di professionisti che sono parte di questo sistema e che oggi lo garantiscono. Temo si stia facendo uno spezzettamento che rischierà di creare ulteriori compartimenti stagno più che coordinamento tra le aree professionali. Si rischia di mettere in difficoltà anche il paziente in questa dispersione".
A dirsi soddisfatta è invece la Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Trsm e Pstrp). Lo rileva la stessa federazione in una nota, considerando il provveddimento "un passo avanti nella revisione della formazione universitaria delle professioni sanitarie". La Federazione espreime "apprezzamento per la nascita delle lauree magistrali a indirizzo clinico per gli Infermieri, un passo concreto verso la revisione della formazione universitaria di secondo livello delle professioni sanitarie. Un progetto, quello portato avanti dalla Fnopi e i ministeri competenti, a cui sin da subito abbiamo guardato con interesse, condividendone presupposti e gli obiettivi. Confidiamo - prosegue la nota - che il risultato raggiunto contribuisca, da una parte, a rendere più attrattiva e gratificante la professione infermieristica e, dall'altra, a consentirle di rispondente sempre meglio ai bisogni di salute e di benessere dei cittadini, in una logica interprofessionale". Il processo di valorizzazione delle professioni sanitarie portato avanti dal ministero della Salute, prosegue la nota, "interessa anche le nostre" e "dopo i tre temi che abbiamo indicato come prioritari, condivisi con le Commissioni di albo nazionali, al tavolo porteremo anche le nostre proposte di revisione della formazione magistrale per le professioni Tsrm e Pstrp".