Nella prossima legge di Bilancio "ci saranno risorse adeguate alla sanità. Nessuno nel Governo, io per primo, ha interesse a tagliare". Lo assicura il ministro della Salute, Orazio Schillaci, parlando della Manovra su La7. "Il Servizio sanitario nazionale rappresenta un fiore all'occhiello di questa Nazione, è chiaro che dopo 45 anni c'è bisogno di un ammodernamento, c'è bisogno di guardare a una medicina del futuro centrata sul paziente - sottolinea - in cui le risorse ci devono essere, ma devono anche essere ben impiegate". E riguardo al rapporto fra spesa sanitaria e Pil, "dobbiamo avere un piano per avvicinarci al 7%", afferma.
"Il mio appello per la prossima legge di Bilancio è quello di guardare al personale - ribadisce il ministro - declinato su due capitoli. Il primo è pagare meglio il personale che opera nel Servizio sanitario nazionale e per questo ho proposto una fiscalizzazione diversa per l'indennità di specificità che riguarda tutti gli operatori sanitari del Ssn. E poi ovviamente sono necessari i fondi per un Piano pluriennale per assumere nuovi medici, nuovi infermieri, nuovi operatori sanitari perché la legge sulle liste di attesa, tanto voluta da noi, può essere applicata completamente avendo anche a disposizione più personale".
E di personale sanitario si occupa anche il settimo Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (Ssn) di Fondazione Gimbe appena presentato al Senato
«La sanità pubblica – commenta Cartabellotta – sta sperimentando una crisi del personale sanitario senza precedenti: inizialmente dovuta al definanziamento del SSN e ad errori di programmazione, oggi, dopo la pandemia, è aggravata da una crescente frustrazione e disaffezione per il SSN. Turni massacranti, burnout, basse retribuzioni, prospettive di carriera limitate ed escalation dei casi di violenza stanno demolendo la motivazione e la passione dei professionisti, portando la situazione verso il punto del non ritorno». I dati raccolti da organizzazioni sindacali e di categoria documentano infatti il progressivo abbandono del SSN: secondo la Fondazione ONAOSI, tra il 2019 e il 2022 il SSN ha perso oltre 11.000 medici per licenziamenti o conclusione di contratti a tempo determinato e ANAAO-Assomed stima ulteriori 2.564 abbandoni nel primo semestre 2023. L’Italia dispone complessivamente di 4,2 medici ogni 1.000 abitanti, un dato superiore alla media OCSE (3,7), ma sta sperimentando il progressivo abbandono del SSN e carenze selettive: oltre ai medici di famiglia, alcune specialità mediche fondamentali non sono più attrattive per i giovani medici, che disertano le specializzazioni in medicina d’emergenza-urgenza, medicina nucleare, medicina e cure palliative, patologia clinica e biochimica clinica, microbiologia, e radioterapia. «Ma la vera crisi – continua il Presidente – riguarda il personale infermieristico: nonostante i crescenti bisogni, anche per la riforma dell’assistenza territoriale, il numero di infermieri è largamente insufficiente e, soprattutto, le iscrizioni al Corso di Laurea sono in continuo calo, con sempre meno laureati». Con 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, l’Italia è ben al di sotto della media OCSE (9,8), collocandosi tra i paesi europei con il più basso rapporto infermieri/medici (1,5 a fronte di una media europea di 2,4). Inoltre, nel 2022 i laureati in Scienze Infermieristiche sono stati appena 16,4 per 100.000 abitanti, rispetto ad una media OCSE di 44,9, lasciando l’Italia in coda alla classifica prima solo del Lussemburgo e della Colombia. Per l’Anno Accademico 2024-2025 sono state presentate 21.250 domande per il Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche a fronte di 20.435 posti, un dato che dimostra la mancata attrattività di questa professione.