Le dottoresse sono le più colpite da stress e depressione, con un rischio di suicidio più alto del 76% più rispetto alla popolazione generale. Il dato emerge da un'indagine condotta da Foad Aodi, presidente di Amsi (Associazione medici di origini straniera) in Italia e del Movimento internazionale Uniti per Unire, che ha analizzato con il supporto dei ricercatori di Umem i risultati di 39 studi provenienti da 20 Paesi, monitorando i tassi di suicidio e il rapporto con le varie professioni. Un'analisi separata dei dati ha rilevato inoltre che i medici uomini hanno un rischio più elevato di suicidio rispetto ad altri gruppi professionali con ''stato socio-economico simile''.
Il medico sembra sempre più legato a pericolose depressioni. Fra le motivazioni, secondo l'indagine, al primo posto, con il 28%, ci sono le aggressioni subite da medici e operatori sanitari da parte dei cittadini, "fomentate sia dalla scarsa sicurezza degli ospedali, sia dalla disorganizzazione dei sistemi sanitari. Nel nostro Paese il 42% dei professionisti è stato vittima di almeno un episodio di violenza - ricorda Aodi - e questo genera certamente stress emotivo, ansia, paura, cicatrici e traumi spesso invisibili che conducono verso una pericolosa depressione".
Al secondo posto, con il 24%, c'è la medicina difensiva: "Le denunce contro i professionisti sanitari, spesso gonfiate ad arte, generano mancanza di serenità, stati ansiogeni, timore di perdite di immagine, e questo conduce verso una possibile depressione. Se poi si devono pagare i danni di un processo ingiusto, aumenta in modo esponenziale il rischio di contraccolpi psicologici", prosegue Aodi. Al terzo posto, con il 19%, tra le motivazioni, ci sono "i turni massacranti, la disorganizzazione, le carenze delle strutture sanitarie, che aumentano le probabilità di depressione, soprattutto tra le donne, che al di fuori delle realtà ospedaliere devono sostenere anche il peso della famiglia, come madri, mogli, magari dovendosi occupare di figli o parenti malati. In questa situazione i professionisti si sentono abbandonati a se stessi da istituzioni e direzioni sanitarie".
Le aree a maggior rischio di andare incontro a malattie depressive e ansiogene, sono i pronto soccorso (19%), con i reparti di emergenza-urgenza, terapia intensiva e chirurgia d'urgenza, "dove il professionista vive maggiormente il contatto con la morte e dove occorre intervenire in modo repentino per salvare le vite umane".
"Il 55% non denuncia la propria condizione di stress psicologico, spesso causando un peggioramento delle proprie condizioni, con il timore di compromettere il proprio posto di lavoro - sottolinea Aodi - Nel complesso, questo studio evidenzia la continua necessità di misure di prevenzione del suicidio tra i medici. Abbiamo trovato prove di un aumento dei tassi di suicidio tra le dottoresse rispetto alla popolazione generale, e tra i medici uomini rispetto ad altri professionisti. La recente epidemia (Covid-19) ha esercitato ulteriore pressione sulla salute mentale dei medici, il che può esacerbare i fattori di rischio per il suicidio come la depressione e l'abuso di sostanze. Durante l'esplosione del Coronavirus, nel mondo, il 10,8% dei lavoratori della sanità ha avuto pensieri suicidi, soprattutto nella fase più delicata, quella iniziale, mentre il 2,1% avrebbe effettivamente tentato il suicidio. Il 55% dei professionisti sanitari nel mondo ha sottolineato di aver subito una forte pressione psicologica e di non aver ricevuto un sostegno sufficiente dalle proprie direzioni sanitarie".