Intervenire sulle cause strutturali, sui retaggi culturali e sulla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Queste le principali richieste dei sindacati dei medici e degli infermieri che hanno preso parte all’incontro al ministero della Salute con Orazio Schillaci per fare il punto sul fenomeno in crescita delle aggressioni agli operatori sanitari e per discutere delle nuove misure di contrasto al fenomeno. “Abbiamo chiesto che vengano applicate, prevedendo rigorosi controlli, le misure contenute nella legge 81 del 2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in capo ai datori di lavoro, perché è inaccettabile che 50 persone possano scorrazzare liberamente in reparti peraltro delicati anche per ragioni sanitarie", dichiara il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Pierino Di Silverio.
Il segretario di Anaao si sofferma anche su un altro punto, "deve essere trasformata in legge la raccomandazione 8 del 2007 per prevenire gli atti di violenza contro gli operatori sanitari attraverso l'implementazione di misure che consentano l'eliminazione o riduzione delle condizioni di rischio. Le misure deterrenti, infatti, seppur utili nell'immediato per tamponare il fenomeno riducendo anche la pressione psicologica e il senso di abbandono da parte dei camici bianchi, non risolvono alla radice il problema", precisa Di Silverio. "Occorre a nostro avviso agire legislativamente per mettere di nuovo al centro delle cure il paziente e il professionista, investendo sulla medicina del territorio e sul personale. E la prossima legge finanziaria sarà un banco di prova importante", sottolinea Di Silverio. "Occorre, infine - sostiene - un'azione culturale e sociale perché le aggressioni sono il sintomo, nelle diverse forme, di una mancata fiducia del cittadino verso le istituzioni, verso la sanità pubblica, verso i professionisti. Restituire dignità sociale al medico e al dirigente sanitario vuol dire ridare dignità al Ssn". All’incontro era presenta anche Andrea Bottega, segretario nazionale degli infermieri Nursind che concorda con i ministro Schillaci sul fatto che “il problema delle aggressioni è anche culturale, allora sono la politica e la classe dirigente per prime a dover fare mea culpa, avendo avvelenato i pozzi per anni con la narrazione negativa sui dipendenti pubblici fannulloni". "E' necessario sradicare questo convincimento sbagliato, ma è altrettanto prioritario, come sosteniamo da tempo, intervenire sulle cause strutturali, a cominciare dalla carenza di personale, che contribuiscono a scatenare il fenomeno odioso e mai giustificabile delle violenze", afferma Bottega. "Rafforzare il nostro Servizio sanitario nazionale, dunque - sostiene il segretario del Nursind - rimane la sola soluzione per combattere efficacemente questa piaga e rispondere alla domanda di salute dei cittadini".
Per Smi, Sindacato medici italiani, che ha partecipato alla riunione, "occorrono nuove assunzioni e una grande campagna di sensibilizzazione verso i cittadini". Inoltre "la questione sicurezza sui luoghi di lavoro deve diventare uno dei parametri che concorrono al raggiungimento degli obbiettivi dei direttori generali di Asl e ospedali". "La sicurezza di chi esercita la professione medica e sanitaria è diventata una questione nazionale - osserva lo Smi - drammaticamente attuale e rappresentativa di una grave regressione sociale e culturale del nostro Paese. In questi ultimi giorni, infatti, abbiamo assistito a una sequela infinita di aggressioni a medici e a sanitari, da ultimo a quello che è accaduto nella provincia di Napoli a Melito e Mugnano, dove sono stati aggrediti i medici in servizio alla guardia medica". Per la sigla, "la coscienza collettiva dovrebbe rendere consapevoli tutti i cittadini che esistono la morte e la malattia, e che la medicina non è infallibile". Lo Smi riflette quindi sulle carenze del sistema: "Gli over 65 sono passati dal 2,5% al 8 3%" della popolazione "e i posti letto sono diminuiti da 999 per 100mila abitanti a 272. Per non citare i servizi psichiatrici chiusi e nessun sostegno alle famiglie con disabilità". Ancora, "la carenza di medici e personale sanitario ha aggravato le condizioni di lavoro dei professionisti della salute e contemporaneamente ha generato enormi disagi ai pazienti". Da qui le richieste: "La repressione deve servire a bloccare le violenze, ma ancora più importante riteniamo che sia necessaria una formazione/informazione rivolta ai cittadini e agli utenti che riproponga la cultura del limite". Poi, "per invertire la rotta in sanità, riteniamo indispensabile un forte rilancio della medicina del territorio e la piena valorizzazione della medicina generale, nonché di quella ospedaliera, garantendo la capillarità dei servizi su tutto il territorio nazionale". Infine la proposta di inserire la sicurezza sul posto di lavoro tra i criteri di valutazione dei Dg.