Governo e Parlamento
Liste attesa
25/07/2024

Liste attesa, tra prescrizione ed esame quanto tempo passa? Regioni a confronto

Non è vero che le liste d’attesa si allungano allo scendere della latitudine: una regione può essere nei tempi ed averne a fianco una inadempiente. La recente indagine di Cittadinanzattiva scopre un altro paradosso

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L’organico fa la differenza: se non è carente i tempi sono rispettati, se è carente l’Asl che prova ad accorciare le attese ottiene magari miglioramenti nelle liste d’attesa per i pazienti più urgenti ma li sconta poi con i meno urgenti. La recente indagine di Cittadinanzattiva sulle attese per sei prestazioni –prima visita cardiologica, pneumologica, ginecologica, oncologica, eco addome completo e mammografia –scopre un altro paradosso. Non è vero che le liste d’attesa si allungano allo scendere della latitudine. È anzi vero il contrario: una regione può essere nei tempi ed averne a fianco una inadempiente. In Friuli-Venezia Giulia, tutte e sei le prestazioni “attenzionate” sono state erogate ben oltre i giorni previsti; in Veneto invece i tempi sono stati rispettati per tutte, e in tutte le priorità. Se la cava anche la Calabria: forse l’emigrazione sanitaria non si deve tanto ai tempi lunghi per attendere ciò che il servizio sanitario regionale offre quanto a servizi e confort che non ci sono. L’indagine mette a confronto, per le sei tipologie tra prime visite ed esami, i tempi trascorsi tra prescrizione ed esame in base ad ognuna delle quattro classi di priorità del Piano nazionale liste d’attesa: U-Urgente: da eseguire entro 72 ore; B-Breve: entro 10 giorni; D-Differibile: da eseguire entro 30 giorni per le visite, entro 60 giorni per gli esami; P-Programmata: da eseguire entro 120 giorni. E riscontra esempi di estrema variabilità anche nella stessa regione.

I casi limite

Il problema più insistentemente segnalato dai cittadini è che non sempre l’Asl dichiara al pubblico tutta la verità. Ad esempio, i tempi previsti dai codici di priorità Breve, Differita e Programmata in molte Asl che ne sottolineano il rispetto, sono ben sotto dello standard del 90% fissato dal Piano Nazionale liste d’attesa: nella ASL Roma 4 in classe B per l’eco addome completo si rispettano i dieci giorni massimi di attesa solo nel 17,8% dei casi; nella Asl Napoli 1 Centro appena il 14% delle visite oncologiche in codice B è erogato entro 10 giorni; la Asl di Bari riesce ad erogare entro i 10 giorni solo il 9% delle visite pneumologiche in codice B, ma se i pazienti si spostassero di poche miglia che accadrebbe? A Lecce nello stesso mese considerato (maggio 2024) si sono ottenute tutte le prestazioni in classe B. Per i pazienti salentini meno urgenti, codici D e P, c’è quasi altrettanta tempestività nell’erogazione di tutte le visite specialistiche tranne che per quelle cardiologiche: solo il 38% è erogato nei tempi del Pngla. All’Asl 1 Abruzzo di Pescara il rispetto dei tempi per le classi B e D è pari al 90% per visite ed esami oggetto d’indagine, ma la tempestività si ottiene a scapito dell’erogazione delle visite programmate, che avvengono nei tempi per in media il 62% dei pazienti, con picco minimo del 33.8% per l’eco addome completo. In Umbria invece (dati di giugno) tutte le visite oncologiche in classe D e P sono erogate entro i 30 e i 120 giorni previsti. Però ancora una volta soffrono le eco addome: solo il 38% è erogato nei 10 giorni previsti in codice B. E sempre per questo esame, i codici D, meno urgenti, in Molise sono soddisfatti nei tempi solo nel 34% dei casi. Una situazione capovolta rispetto a molte di quelle esaminate, e in particolare a quella marchigiana, riguarda l’Asl Caserta, dove il rispetto dei tempi avviene per i codici meno urgenti a scapito degli altri: ad esempio, solo il 33% delle mammografie con priorità B sono garantite nei 10 giorni mentre tutte quelle con priorità D sono erogate nei canonici 60 giorni, se si passa al codice P la Asl invece entro i 120 giorni ne garantisce il 67%, due terzi. Complice forse la concorrenza del privato, a Nord con i tempi del pubblico i codici P stanno peggio: nell’Azienda Universitaria Friuli Centrale, si attendono in media 498 giorni per l’eco addome programmabile, e 394 per la visita ginecologica. Sempre per il codice P, in Liguria nell’Asl 3 si attendono in media 427 giorni per una visita cardiologica e nelle Marche a livello regionale solo il 41% delle mammografie è garantito nei 120 giorni previsti.

Il confronto con il passato

Cittadinanzattiva ha fatto un confronto con una precedente indagine del luglio 2023 limitata a cinque regioni: Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia e Puglia. E si scopre che nella Asl Roma 4 ci sono stati progressi, se a luglio 2023 era stato erogato nei 10 giorni previsti solo i 41% delle visite cardiologiche in codice B quest’anno si è comunque saliti al 65%. Nell’ASL di Bari si segnala un aumento del +53% (dal 32,1% all’85%) di mammografie in classe B erogate nei tempi previsti; a Reggio Emilia +55% (dal 39% al 94,7%) di tempi rispettati per una visita pneumologica; ad Imperia, per un’eco addome completo si è passati dai 5, 21 e 24 giorni di attesa nel 2023 rispettivamente per le classi B, D e P, ai 2 giorni del 2024. Nel contempo ci sono peggioramenti a Genova sui codici Programmati, con 427 giorni registrati nell’Asl 3 per una visita cardiologica rispetto ai 6 necessari nel 2023. E a Viterbo, per una visita pneumologica in classe B si è scesi dal 100% di prestazioni erogate nei 10 giorni nel 2023 ad appena il 42% (-58%).

Potenzialmente, in una regione con Asl virtuose e “lente” affiancate, i Centri unici di prenotazione potrebbero aiutare a risolvere le situazioni. Ci sono Cup centralizzati, con visibilità su tutte le agende delle Asl e degli erogatori regionali in 13 regioni, mentre sono divisi per Asl i Cup in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Veneto, Sardegna e Toscana, con numeri telefonici diversi. Quanto ai tempi di attesa per parlare con l’operatore, nel Lazio servono soli 2 minuti e 15 secondi di attesa; a seguire i CUP di Lombardia, Puglia, Sardegna, Campania e Basilicata, con un’attesa massima sempre inferiore ai 3 minuti. All’Asl di Genova si è dovuto attendere 18 minuti mentre, nonostante diversi tentativi, non si è riusciti a parlare con gli operatori dei CUP di USL Toscana Centro (Firenze), di Valle d’Aosta e del Friuli-Venezia Giulia.

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