«Ai circa 13 milioni di italiani che vivono nelle aree interne dobbiamo dare la possibilità di curarsi vicino casa, senza più dover percorrere lunghe distanze, e anche a domicilio. Grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza abbiamo realizzato il 30% delle case di comunità, e il 20% degli ospedali di comunità. Sono avviati i cantieri per 468 “case” su 1034, 45% del totale, e 136 cantieri dei 304 Ospedali di comunità previsti, il 44%». I dati arrivano dal ministro della Salute Orazio Schillaci al primo incontro dell’intergruppo dei parlamentari di Camera e Senato dedicato a prevenzione ed esigenze sanitarie nelle aree interne. Si tratta di aree montane spopolate in parte (densità di 75 abitanti/kmq) che occupano quasi metà della superficie di stato e dove abita un quinto degli italiani e che con le piccole isole, popolose ma mal servite, chiedono un rilancio per tornare comunità “vive” com’erano negli anni ‘80. Oggi, un residente su quattro ha oltre 65 anni, e in un terzo dei casi come over 65 soffre di diabete. Ha bisogno di servizi sanitari e sociali vicini. Grazie al PNRR stanno nascendo case ed ospedali di comunità in questi piccoli comuni spesso distanti fino ad un’ora dal polo ospedaliero più vicino. Ma Schillaci aggiunge che la missione ora è introdurre nuovo personale sociale e sanitario in contesti dove c’è difficoltà già a reperire il medico di famiglia. «Gli investimenti del PNRR stanno fruttando in altri settori», aggiunge Schillaci. «Sono arrivati 250 milioni per l’assistenza domiciliare e 500 per la telemedicina. Per l’Adi ci sono notizie importanti, in meno di 2 anni sono stati recuperati anni di mancati investimenti. Nel 2019 i pazienti seguiti erano 646 mila, nel 2023 sono il doppio e cresce la probabilità di riuscire a seguire entro giugno 2026 il 10% della popolazione over 65 a casa. Anche grazie alla legge delega sugli anziani che, con un finanziamento da un miliardo, potenzia punti unici di accesso e dipartimenti di salute mentale».
Il ministro accenna al disegno di legge sulle aree montane in attesa di approvazione, dov’è individuato un pacchetto di incentivi per incoraggiare la presenza di professionisti della salute. Il testo, per chi “resista” in presidi sanitari di comuni montani sotto i 2 mila abitanti per 3 anni e più, prevede punteggi superiori nei concorsi per l’assunzione di incarichi dirigenziali. E crediti d’imposta per chi, trasferitosi a fini di servizio, vi acquisti casa con mutuo. A parità di condizioni con i concorrenti, ai medici che hanno lavorato in montagna il periodo svolto è riconosciuto ai fini dell’accesso preferenziale alla posizione di direttore sanitario in Asl ed ospedali pubblici. A chi, medico sotto i 41 anni, prende casa in affitto a fini di servizio è riconosciuto ogni anno, nei limiti delle risorse disponibili, un credito d’imposta pari al minor importo tra il 60% del canone annuo di affitto dell’immobile e l’ammontare di euro 2.500. Tale credito va pure a chi per fini di servizio acquista casa e fa il mutuo. Ne accenna anche il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio, che spiega come i criteri di attribuzione dei dipartimenti di emergenza urgenza di secondo livello oggi privilegino aree metropolitane (come la popolosa fascia costiera pescarese) sfavorendo tessuti produttivi “vivi” di aree interne: in Abruzzo anche gli altri capoluoghi avrebbero numeri importanti, in particolare aree appenniniche strategiche dove di recente sono stati impiantati siti produttivi popolosi (Stellantis, Coca Cola) e si è evitato lo spopolamento. Altro apprezzato intervento quello del ministro della Protezione Civile Nello Musumeci che sottolinea il bisogno di elisuperfici nelle aree interne distanti 45-60 minuti dal polo ospedaliero più vicino e di personale nelle piccole isole che assommano a 240 mila abitanti complessivi, molti sprovvisti di medico di famiglia, specialista, pediatra, pronto soccorso.
In precedenza, il presidente del neocostituito intergruppo, senatore Guido Quintino Liris, Commissione Bilancio Senato, e la vice Daniela Sbrollini, senatrice della Commissione Affari Sociali, avevano sottolineato come i servizi sanitari ovunque facciano da volano alla crescita economica. Case ed ospedali di comunità, Adi, telemedicina, per Liris realizzano una medicina del territorio capace di prevenire il più possibile le ospedalizzazioni, dove assume centralità il medico di famiglia in quanto in possesso di informazioni preziose sui singoli pazienti, a loro volta basi per impiantare una sanità d’eccellenza. Sbrollini avverte: «nelle aree interne il 52 % delle case di comunità sarà spoke (più piccolo, ndr) contro una media nazionale del 34 %, e il 23,3 % dei futuri ospedali di comunità sarà realizzato con nuove costruzioni o ampliamenti. L’obiettivo degli investimenti del PNRR è costruire una rete di servizi sanitari di prossimità, ospedali e Cdc diffusi, con punti facili di digitalizzazione, un ruolo alla telemedicina, alle farmacie dei servizi, ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, in modo da non creare fenomeni di digital divide e da promuovere effettiva equità sociosanitaria per la popolazione in tutto il paese».