Il grande caldo è tornato ma anche quest'anno non è stato varato “alcun provvedimento strutturale da parte del Governo per ridurre i disagi di lavoratrici e lavoratori". È il disappunto che arriva dalle sigle sindacali. "Abbiamo proposto un 'Decreto Grande Caldo' per affrontare la situazione in maniera organica e omogenea su tutto il territorio nazionale, ma hanno sottolineato Veronese e Costa ad oggi non c'è traccia di alcun provvedimento, probabilmente anche per la contrarietà delle associazioni datoriali, che hanno bocciato la proposta di un Protocollo durante l'ultima riunione dello scorso 20 giugno al Ministero del Lavoro”, denunciano la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese, e il segretario nazionale della categoria delle costruzioni FenealUil, Stefano Costa.
Un Protocollo che per la Cgil deve avere carattere “vincolante, come per quelli Covid, con la sospensione delle attività lavorative in caso di mancata attuazione di tutte le misure necessarie per affrontare le ondate di calore", dichiara la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David. “Non bastano provvedimenti di singole Regioni o Province, ma serve un impegno concreto e urgente a livello nazionale da parte del Ministero del Lavoro”, sostengono le sigle sindacali. Oltre alla rapida sottoscrizione di un Protocollo nazionale e all'apertura di Tavoli settoriali che coinvolgano anche gli enti bilaterali dell'edilizia, Uil e Feneal chiedono che “vengano attivati, in automatico, ammortizzatori sociali 'extra contatore' e senza l'applicazione della contribuzione addizionale eventualmente dovuta, con procedure snelle e una documentazione richiesta minima, quando hanno concluso Veronese e Costa non sia possibile modificare i turni o l'organizzazione del lavoro durante le ore più calde".
Per Re David, "gli infortuni e le drammatiche morti di questi giorni dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, come il caldo sia un moltiplicatore dei rischi. Per questo il Governo deve mettere a disposizione strumenti quali la cassa integrazione extra-contatore, a partire dall'edilizia e dall'agricoltura. Ci risulta invece che nelle proposte emendative al decreto Agricoltura, ora in esame, sia escluso dalla cassa integrazione il lavoro stagionale, ossia la modalità più largamente diffusa nel settore. Questo sarebbe un vero scandalo: la salute delle lavoratrici e dei lavoratori a termine ha forse meno valore?", conclude Re David.