Sulla carta operativo da inizio mese, il decreto-legge per contenere le liste di attesa lo vedremo alla meglio in autunno. Per realizzarlo servono almeno sette decreti attuativi e di quattro non sono definite le scadenze. Si tratta del decreto che realizza il sistema di prenotazione delle prestazioni sanitarie e dei tre che consentono di superare i tetti di spesa per l’assunzione di personale sanitario. Inoltre, tutte le misure chiave sono previste a zero oneri per lo stato: utilizzano risorse già stanziate, sottraendole ad altri capitoli di spesa. Infine, mancano misure per ridurre la domanda inappropriata di esami diagnostici, denunciata ancora due giorni fa dal ministro della Salute Orazio Schillaci che parla di un 30% di esami e visite specialistiche inutili. Sono i passaggi più aspri dell’audizione in Senato, alla commissione affari sociali e sanità, del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta in vista della conversione in legge. Del testo, Gimbe analizza le misure lato domanda e lato offerta.
Più ore di lavoro - «Le misure previste dal DL prevedono di inseguire la domanda aumentando l’offerta». Ciò si risolve in ore aggiuntive pagate ai medici fino a 100 euro, agli infermieri al 60% e detassate: anziché l’Irpef ordinaria del 43% la tassazione separata al 15%. «Ma come dimostrano numerosi studi – spiega Cartabellotta– esaurito l’effetto spugna nel breve periodo, l’incremento dell’offerta induce sempre un ulteriore aumento della domanda». Si prevede per il personale sanitario l’estensione delle attività a sabato e domenica e prolungando le fasce orarie. «Ma se i professionisti sono sempre gli stessi e con carichi di lavoro già inaccettabili, come potranno mai erogare le prestazioni anche il sabato e la domenica, senza violare la direttiva UE sugli orari di riposo che prevede, oltre alle 11 ore al giorno, almeno un giorno intero (24 ore) di riposo a settimana?». Quanto alla tassazione separata, il suo importo è a carico del Fondo sanitario nazionale. «Nel 2024– dice Cartabellotta – gli 80 milioni necessari saranno recuperati dal fondo per i danneggiati da trasfusioni e vaccinazioni e da altri obiettivi nazionali. Dal 2025 gli oltre 160 milioni verranno dalla corrispondente riduzione della spesa destinata al perseguimento degli obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale previsti dalla Legge di Bilancio 2024». E il superamento del tetto di spesa per l’assunzione di personale sanitario? Per ora è rinviato al 2025 dopo la definizione da parte delle Regioni del fabbisogno di personale.
Meno richieste improprie - Lato domanda, per Gimbe come per il Ministro Schillaci, occorrerebbero «criteri di appropriatezza di esami e visite specialistiche e un piano di formazione sui professionisti e d’informazione sui pazienti». L’implementazione della Piattaforma Nazionale per le Liste d’Attesa richiederà tempi medio-lunghi «considerata l’estrema eterogeneità e la limitata trasparenza di numerosi sistemi informativi regionali». Il suo impatto sui tempi d’attesa «è difficilmente prevedibile anche in considerazione dei poteri esclusivi delle Regioni sulla programmazione ed erogazione dei servizi sanitari». Quanto all’Organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria con funzioni di polizia amministrativa e giudiziaria, che al ministero della Salute costerà 2,65 milioni di euro l’anno, pone perplessità di tre ordini: scientifico (utilizzare strategie ispettive e sanzionatorie rispetto a quelle premianti crea rischi di effetto boomerang), giuridico (le regioni lasceranno che i loro DG siano “puniti” dal governo?) ed operativo (le segnalazioni di cittadini, enti locali e associazioni di utenti saranno tante).
Le proposte Fiaso - La Commissione ha anche audito Giovanni Migliore presidente Federazione aziende sanitarie e ospedaliere italiane che ha rilanciato tre proposte per il governo. “Abbiamo chiesto di rendere obbligatorio nelle prescrizioni l’inserimento del codice di codifica del quesito diagnostico e almeno per le 69 prestazioni più critiche come radiografie, tac e risonanze magnetiche, anche l’indicazione del livello di priorità (codice Rao). Si potrebbe così verificare con facilità l’appropriatezza della prescrizione attraverso l’analisi automatica della coerenza tra i diversi codici inseriti e, attraverso l'esame dei flussi, le aziende potrebbero intervenire eventualmente sui prescrittori». Migliore concorda con Cartabellotta sul fatto che «in sanità, per caratteristica specifica del settore, nonostante si aumenti l’offerta, questa viene immediatamente saturata dalla domanda. Avevamo proposto un monitoraggio unico nazionale, dinamico e “real-time”». Fiaso infine invita a superare il tetto di spesa per l’assunzione di personale e plaude alla defiscalizzazione dei compensi per valorizzare i professionisti. «Le Aziende sanitarie potrebbero acquistare direttamente le prestazioni effettuate fuori orario di servizio dai propri medici dipendenti a tariffe concordate. E i medici, il cui salario è inferiore a quello percepito dai colleghi in ambito europeo, avrebbero l’opportunità di integrare la propria attività e il proprio reddito all’interno del perimetro aziendale».