Professione medica
Infermieri
17/06/2024

Lombardia chiede 3mila infermieri da Sud America. Nursing up: non è soluzione risolutiva a crisi

Bertolaso ammette chiaramente che i professionisti stranieri, dopo quello che si annuncia un breve periodo di apprendimento della lingua italiana, saranno subito messi a contatto con i pazienti

infermiere

“Il nostro sistema sanitario, soprattutto i nostri cittadini, non hanno bisogno di scorciatoie anguste e tortuose come quelle indicate dall’Assessore al Welfare della Lombardia”. È l’appello lanciato da Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, nei confronti della decisione dell’assessore lombardo Guido Bertolaso di richiedere circa 3mila infermieri dal Sud America entro la fine dell’anno per far fronte all’attuale crisi. “È in gioco la qualità stessa dell'assistenza, già profondamente minata dalla crisi in atto, partendo dal principio che la conoscenza della lingua italiana è indispensabile nell’approccio del professionista con il malato, figuriamoci se anziano o affetto da patologie croniche. Nei primi tempi, Bertolaso qualificava il Magellano come un ambizioso progetto di caratura internazionale, unico nel suo genere in Europa, finalizzato a sviluppare una cooperazione con i paesi più deboli e che dovrebbe condurre ad arginare anche i cosiddetti deserti sanitari. In parole povere con l’obiettivo, una volta che questi professionisti sarebbero stati adeguatamente formati, di vederli magari anche tornare a casa propria, sostituiti da altri che compirebbero il medesimo percorso”, sostiene De Palma.

Nelle ultime settimane, “Bertolaso, non si nasconde più e come previsto ammette chiaramente che questi professionisti, dopo quello che si annuncia un breve periodo di apprendimento della lingua italiana, saranno subito messi a contatto con i nostri pazienti, nel pubblico e nel privato, e non certo per esigenze di formazione, ma chiaramente per coprire le enormi carenze di personale che affliggono la Lombardia. Non possiamo non mostrare legittima preoccupazione per quanto sta accadendo e per le ammissioni di Bertolaso.

Non sono affatto questi i progetti risolutivi a lungo termine di cui abbiamo bisogno, tra organici ridotti all’osso, fughe all’estero e dimissioni da arginare, con un contratto della sanità in itinere che, ahimè, non ha ancora trovato quella concretizzazione sperata, nonostante veda sindacati come il nostro, nel tavolo delle trattative, strenuamente a difesa dei diritti degli infermieri, delle ostetriche e degli altri professionisti ex legge 43/2006”, spiega il presidente di Nursing Up. “Immaginate un gruppo di volenterosi giovani professionisti sanitari, provenienti dall’altra parte del mondo, “gettati letteralmente nella mischia”, è il caso di usare questo termine, nelle Rsa e negli ospedali pubblici di una regione complessa e alle prese con deficit eternamente irrisolti come la Lombardia, con una drammatica carenza di 10mila infermieri continua Provate a pensare a quale impatto potrebbe avere il loro lavoro quotidiano, senza nulla togliere all’impegno profuso, sulla qualità e sull’efficienza di una equipe sanitaria, dopo appena quattro settimane di corso di formazione linguistica, tanto è previsto, per loro, in quel progetto Magellano fortemente voluto dal quanto mai “risoluto” assessore al Welfare Guido Bertolaso, che di fermarsi non vuole affatto saperne”.

Gli infermieri sudamericani “ci dicono che saranno nel complesso addirittura 3mila, arriveranno a scaglioni, e sosteranno, come i loro predecessori, appena quattro settimane di corso di italiano presso il Centro accreditato Gulliver. Alle prese con barriere linguistiche che non sono certo ostacoli superabili in appena un mese di formazione, nonché con la totale mancanza di conoscenza del complesso alveo di norme del nostro sistema sanitario, immaginateli davanti al registro delle prescrizioni scritto in italiano, per preparare il carrello della terapia con i farmaci da utilizzare e relativo dosaggio”. Ecco perché De Palma insiste: “Provate a pensare a quali potrebbero essere le loro difficoltà. E la nostra non è certo una esagerazione. Ci chiediamo quale medico o quale infermiere se la sentirebbero di avere al proprio fianco, in una equipe, un professionista che mostra queste tipologie di problematiche. Gli stanchi e logorati colleghi italiani che si ritroverebbero a lavorare in questo stato di cose sia chiaro, rischiano di veder ulteriormente aggravato il proprio già arduo compito quotidiano, alle prese da tempo, in territori come la Lombardia, con un ciclone di disagi che non sembra destinato a placarsi”.

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