Professione medica
Liste attesa
04/06/2024

Liste d’attesa, sindacati medici: inaccettabile considerare responsabili medici e dirigenti

“Volere abbattere le liste d'attesa partendo dal presupposto che i responsabili vadano individuati nei medici e dirigenti sanitari è inaccettabile oltre che falso”. Così Anaao Assomed e Cimo Fesmed commentano il decreto varato dal Cdm

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“Volere abbattere le liste d'attesa partendo dal presupposto che i responsabili vadano individuati nei medici e dirigenti sanitari è inaccettabile oltre che falso. E rispediamo al mittente metodi d’altri tempi, e di altri Paesi, con i quali realizzare addirittura la 'stretta’ sui volumi di attività, come se già non fossero previsti, e attuati, controlli in merito. È un’offesa alla nostra professionalità che rigettiamo”. Senza giri di parole il Segretario Nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio e il Presidente Nazionale Cimo-Fesmed Guido Quici criticano i provvedimenti sulle liste d’attesa varati oggi dal Governo. Per ridurre i sempre più lunghi tempi di attesa parlano della necessità di attuare “misure strutturali con risorse adeguate e durature nel tempo”, è “inimmaginabile separare gli interventi organizzativi dai finanziamenti, rinviando quest’ultimi ad altri tempi”.

Per Di Silverio e Quici è “inaccettabile” chiedere a “medici e infermieri di ridurre le liste di attese lavorando anche il sabato e la domenica quando per assicurare, in quei giorni, un minimo turno di servizio, si è già costretti a ricorrere alle prestazioni aggiuntive o a medici a gettone. Di certo l’incremento del 15% della spesa per il personale potrebbe aiutare, ma a condizione che le regioni utilizzino davvero queste risorse, quando arriveranno. Una sola certezza: l’incertezza dei finanziamenti. E, allora, ancora una volta i tecnici del MEF assumono un ruolo determinante. Rigorosi quando si tratta di sanità, forse meno attenti quando si parla di finanziare il calcio, o ripianare i debiti Telecom, o per il passato, di finanziare superbonus da oltre 100 miliardi”. Di Silverio e Quici ribadiscono che “è ancora in vigore la legge (n. 124/1998), che il Parlamento approvò per riconoscere ai cittadini il diritto di usufruire della prestazione in intramoenia con il pagamento del solo ticket, se dovuto, qualora le attese nel pubblico superassero i tempi previsti dalla normativa. Sarebbe ora che si intervenisse per garantirne l’esigibilità su scala nazionale”.

Dunque, “la nostra risposta a provvedimenti punitivi o puramente cosmetici sarà dura, a partire dal rifiuto di svolgere prestazioni aggiuntive, che ricordiamo essere su base volontaria. Vorrà dire che ci limiteremo a svolgere il lavoro ordinario come definito dal CCNL. Il professionista che opera nella sanità pubblica concludono Di Silverio e Quici va gratificato, non aggredito o utilizzato come capro espiatorio. Anche per il bene dello stesso Servizio sanitario nazionale e dei cittadini che vi si rivolgono”.

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