Professione medica
Specializzandi
31/05/2024

Specializzandi sfruttati, sottopagati e con formazione carente. Ecco le possibili vie di uscita

Un nuovo sondaggio spiega perché i posti per i neolaureati nelle scuole universitarie di Medicina aumentano ma non vengono riempiti nelle discipline cruciali

medici braccia incrociate

“Intossicati” sul lavoro, disillusi dallo studio, 8 specializzandi su 10 si sentono tappabuchi sfruttati, anziché medici in formazione. La borsa è scadente, al netto delle spese 6 euro l’ora, parcheggio e mensa spesso si pagano per intero, i camici si lavano “in proprio”. Molti arrotondano con sostituzioni o attività spot. Quasi tutti vedono una via d’uscita nella possibilità di partecipare ai concorsi contemplata dal decreto-legge Calabria. «Puoi scegliere se e dove partecipare, a quanti concorsi, dove essere assunto», sottolinea Giammaria Liuzzi presidente Anaao Giovani presentando agli Stati Generali della Formazione specialistica a Roma un sondaggio di Anaao Assomed. Realizzato su 2024 specializzandi medici e dirigenti sanitari (biologi, chimici, fisici, psicologi, farmacisti), il sondaggio spiega perché i posti per i neolaureati nelle scuole universitarie di Medicina aumentano ma non vengono riempiti nelle discipline cruciali per il servizio sanitario. il 99% degli intervistati chiede una formazione diversa, più pratica, da svolgersi in ospedale, con il “learning by doing” come nel resto d’Europa. E di essere considerato meno studente e più collega di lavoro. Tanto più che gli orari della sua “formazione” nel 50% non sono rispettati, si superano spesso le 38 ore settimanali (solo il 26% si ferma a quella quota, un 30% lavora oltre le 50). Nel72% dei casi le ferie vengono coordinate con i colleghi per non creare disagi al servizio, qualcuno ha paura di chiederle. I turni di notte sono la norma per il 60% degli intervistati. E la formazione “da programma”? Solo il 10% afferma di svolgere tutte le attività previste; un 20% dichiara di non seguire un piano definito. Altro nodo, i compensi: la borsa il primo biennio è 1.652€ al mese su 12 mensilità e gli anni successivi 1.711€, che scendono 1.300 euro per le uscite obbligatorie legate all’attività (Assicurazione RC Colpa Grave, Tasse Universitarie, Iscrizione Ordine dei Medici e Pagamento Quota A ENPAM). Per guadagnare qualcosa, intaccando il tempo per lo studio, con contratti cococo e partita Iva, si fanno sostituzioni in continuità assistenziale o prelievi ma sono preclusi lavori in cui occorre la semplice laurea, come medico nelle RSA. Il governo studia un nuovo contratto di formazione, lo ha dichiarato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, ma intanto Pierino Di Silverio segretario Anaao Assomed sottolinea come il post-laurea dei medici in Italia sia sempre meno sostenibile.

«Solo in Italia, tra i paesi d’Europa, un medico laureato e abilitato è considerato in formazione salvo poi nei momenti di crisi dargli responsabilità molto superiori a quelle che dovrebbe avere», dice Di Silverio. «In Europa la formazione non riconosce dicotomie tra università e ospedali, da noi sì. Manca il salto di qualità che ci permetta di apprendere una specialità attraverso la pratica. E l’appetibilità della nostra professione è ai mimimi storici». Attraverso il sondaggio gli specializzandi per Anaao Assomed confermano tre richieste. La prima è di inquadramento: anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro fin dal primo anno di formazione con un contratto di dipendenza, “figlio” del contratto nazionale dirigenza medica, che lo inquadri non come studente ma come professionista in formazione–lavoro, con tutele assistenziali, previdenziali e assicurative e regole uniformi su tutto il territorio nazionale su ferie, malattie, orari di lavoro, riposi, congedi (anche per sostenere concorsi pubblici). La seconda richiesta riguarda la formazione: meno teoria più pratica. Per chi si forma non ci possono essere sbocchi solo in poche aziende ospedaliere, per lo più universitarie, “attualmente individuate per soggettiva e inappellabile decisione dei consigli delle oltre 1200 scuole di specializzazione italiane”. Le regioni dovrebbero aggregare ospedali di insegnamento di grandi dimensioni, con reparti di eccellenza, oggi fuori dalle reti formative perché non hanno in organico medici universitari. Qui opererebbero come tutor, titolari di una funzione formativa retribuita con apposita voce stipendiale, dei dirigenti medici e sanitari con almeno 5 anni di anzianità da valutare nel loro nuovo ruolo di docenti ogni anno e ogni 3 anni. “Se per il personale universitario l’attività di ricerca, didattica e assistenza è indissolubilmente legata, non si vede il perché non possa essere così per gli ospedalieri, anche se in proporzioni diverse”. I medico in formazione dal 2° anno potrebbe effettuare attività di base e specialistiche, e nella fase finale compiere atti e procedure cliniche in prima persona, sempre con un tutor disponibile in caso di bisogno. In parallelo crescerebbe ogni anno lo stipendio fino ad arrivare, all’ultimo anno, a un livello poco sotto il salario del dirigente medico specialista SSN. Andrebbe prevista anche la chance di formarsi all’estero, con una borsa di 12 mesi, prolungabile, a scelta del medico, fino a 18 mesi, in regime di aspettativa. Ma nel primo biennio andrebbe anche resa obbligatoria una formazione sulle urgenze emergenze attraverso tirocini nei Pronti soccorso e corsi di Bls-d, ALS e PTC. Nel percorso lo specializzando periodicamente autocertificherebbe le attività svolte su un libretto nazionale vidimato dai tutor, e il passaggio d’anno sarebbe automatico al conseguimento di determinati cut-off e standard. La gestione e certificazione della formazione pratica passerebbe dal Ministero dell’Università a quello della Salute; agli atenei resterebbe la formazione teorica.

Infine, un cenno agli osservatori della qualità formativa: quello nazionale, composto da rappresentanti degli atenei in maggioranza assoluta, con solo 3 rappresentanti specializzandi sui 15 componenti, non è insediato da settembre 2023; molti osservatori regionali sono fermi. Rara la valutazione della qualità delle scuole. Manca un riferimento per gli oltre 60.000 specializzandi medici e sanitari (tra questi ultimi, il 98% non prende nemmeno la borsa ma 9 su 10 vorrebbero parità di trattamento con i medici). Anaao Assomed chiede un Osservatorio Nazionale autonomo nei finanziamenti, realmente inclusivo di studenti universitari, specializzandi, tutor ospedalieri, ed un portale nazionale in cui ogni specializzando, con credenziali criptate fornite ad inizio percorso, segnali criticità cui deve seguire una risposta.

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