È già stata rilevata in Italia la variante KP.2 del virus di Covid. Il nuovo mutante, che discende da JN.1, corre negli Stati Uniti dove ha già superato la variante originaria ed è responsabile di un contagio su 4 secondo gli ultimi dati dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc). La variante JN.1, infatti, l'ultima dominante del virus Sars-CoV-2, da tempo si sta evolvendo dando origine a sottovarianti con mutazioni aggiuntive soprannominate Flirt, in grado di diffondersi più velocemente.
Uno studio preliminare pubblicato sulla piattaforma pre-print 'bioRxiv' descrive KP.2 come “più trasmissibile e immunoevasiva" rispetto a JN.1.
"Alla data di estrazione dei dati (29 aprile 2024) - informa l’Istituto superiore di sanità nell'ultimo monitoraggio sull'andamento di Covid-19 in Italia - risultano depositati in I-Co-Gen due sequenziamenti attribuibili al lignaggio KP.2, discendente di JN.1 emergente in diversi Paesi, caratterizzato dalla presenza di mutazioni addizionali (S:R346T, S:F456L)".
"In considerazione dell'attuale situazione epidemiologica e del conseguente ridotto numero di campioni sequenziati presenti" nella piattaforma I-Co-Gen, precisa l'Iss, "non è al momento possibile effettuare stime di frequenza su base settimanale" delle varianti circolanti del virus Sars-CoV-2.
Gli autori dello studio preliminare sottolineano come "la diffusione è stata rapida" e la percentuale di contagi da KP.2 "ha raggiunto il 20% nel Regno Unito all’inizio di aprile", suggerendo che ha i numeri per "diventare predominante a livello globale".
"La rapida comparsa e diversificazione della variante JN.1 e della sua discendente KP.2, che mostra mutazioni significative nella struttura della proteina Spike e una maggiore resistenza ai vaccini esistenti, sottolineano la necessità di ulteriori ricerche per comprendere le implicazioni" della nuova variante Flirt "per la salute pubblica e lo sviluppo di vaccini". Questa la premessa degli scienziati coordinati da Kei Sato dell'università di Tokyo in Giappone, che hanno analizzato 30 sequenze genomiche di KP.2 provenienti da Stati Uniti, Uk e Canada. Utilizzando modelli specifici hanno quindi calcolato l'indice di trasmissibilità Re (tasso di riproduzione effettivo, ossia la media di persone che un infetto contagia) della nuova variante, e con test virologici ne hanno valutato l'infettività e l'evasione immunitaria.
I ricercatori hanno concluso che KP.2 presenta "una fitness epidemiologica significativamente migliorata rispetto ai suoi predecessori, compreso il lignaggio XBB. Questo è confermato dall’Re stimato per KP.2 in Usa, Regno Unito e Canada, rispettivamente 1,22, 1,32 e 1,26 volte superiore a quello di JN.1". Nonostante la maggiore trasmissibilità, "l'infettività di KP.2 è risultata significativamente inferiore (10,5 volte) rispetto a quella di JN.1", elemento che secondo gli autori potrebbe suggerire "meccanismi o vie diverse” attraverso cui la nuova variante si diffonde e si stabilisce nell’ospite. KP.2 ha infine mostrato una capacità di fuga immunitaria “significativa", con "una riduzione di 3,1 volte della suscettibilità alla neutralizzazione da parte di sieri da individui vaccinati" con vaccini monovalenti anti-XBB.1.5 "senza precedente infezione, e di 1,8 volte da parte di sieri da persone con infezioni precedenti". Per gli scienziati "questa maggiore resistenza potrebbe in parte spiegare l'Re più elevato di KP.2, indicando una maggiore capacità di eludere le risposte immunitarie rispetto a JN.1 e ad altre varianti precedenti".