Professione medica
Ospedali
03/05/2024

Medici chiamati a giustificare i recuperi, ecco quali sono le regole sugli straordinari in corsia

Mentre l’assenza del medico è segnalata da un timbro di cartellino e si chiede di recuperarla, la presenza sul lavoro al di là dell’orario, pur documentata, non dà origine a straordinari o recuperi

medico

Una richiesta poco gradita, quella posta dai vertici dell’Ospedale Molinette di Torino. In una mail, la direzione del personale ha chiesto –soprattutto ai medici – di giustificare tramite l’applicativo aziendale Irisweb assenze non dell’intera giornata, ma di mezza o meno, avvenute a gennaio e febbraio di quest’anno. Ora è vero che i medici del servizio sanitario nazionale timbrano il cartellino all’entrata ed all’uscita, raro caso nel mondo dei dirigenti. Ma è anche vero che il contratto prevede margini di flessibilità. Di qui la replica dei rappresentanti aziendali dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil medici hanno diffidato la Direzione generale ricordando che i medici “articolano in modo flessibile l’impegno orario, misurandolo sulle esigenze della struttura” e che le “assenze parziali dal servizio”, non hanno bisogno di essere giustificate, dopo mesi, per essere considerate “recupero ore”. Inoltre, eventuali giustificazioni non devono essere prodotte a posteriori, ma «concordate prima con il dirigente responsabile della struttura che ogni mese produce un piano di lavoro con annessi obiettivi”. In ogni caso, se si fa un bilancio del «dare e dell’avere – sottolineano i sindacati– meglio sarebbe “prestare attenzione alle ore eccedenti anziché “umiliare e svilire l’attività lavorativa dei medici”. Nelle ore successive il Dg Giovanni La Valle ha stemperato il clima parlando di “comunicazioni mandate solo ad alcuni dirigenti per cui si rilevavano tabulati un po’ disordinati” ed assicurando che l’invio delle mail è stato sospeso. Il 7 maggio ci sarà un incontro di chiarimento con i sindacati. Ma c’è un problema di fondo: mentre l’assenza del medico e dell’infermiere è segnalata da un timbro di cartellino e si chiede di recuperarla, la presenza del medico sul lavoro al di là dell’orario, pur documentata, non dà origine a straordinari o recuperi. Chiara Rivetti, Segretaria Anaao Piemonte, spiega come si è arrivati a questo uso di due pesi e due misure. «A differenza che per i lavoratori del comparto e per gli infermieri, per i medici dipendenti le eventuali ore eccedenti le 38 previste da contratto praticamente sono “regalate” all’ azienda. Infatti, l’ora in più non è retribuita né recuperata i giorni successivi. La normativa vigente da 30 anni, come aggiornata nell’articolo 27 comma 3 del contratto 2019-21, prevede che l’eventuale extra orario si consideri utile al raggiungimento di obiettivi, e quindi sia già remunerato con la retribuzione di risultato, tratta dal Fondo apposito. Il contratto considera straordinario, consentendo di monetizzare in busta paga le ore fatte in più, solo la reperibilità e le situazioni di lavoro eccezionali».

La regola però è che le ore lavorate in più del medico ospedaliero non sono pagate. Rivetti sottolinea che «per limitare il monte ore che i medici ogni anno regalano alle aziende, il nuovo contratto collettivo ha introdotto un comma che prevede un tetto massimo oltre il quale le ore eccedenti devono essere recuperate. Ma questo tetto è comunque alto, ed ogni anno ciascun medico regala centinaia di ore al datore di lavoro». Dunque, nulla di strano che in qualche caso le ore lavorate in più siano gestite in autonomia dall’équipe medica tenendo di volta in volta conto delle necessità del reparto, dei pazienti e dell’organizzazione interna. «Avviene che il medico, in accordo con la struttura, e sempre che non crei problemi a nessun collega, recuperi il giorno dopo un’ora delle tante lavorate in più i giorni prima, e questo senza minimamente intaccare il raggiungimento degli obiettivi. Il problema è che alle Molinette sarebbero stati presi di mira proprio questi recuperi. A quanto pare, non si è tenuto conto della flessibilità prevista e necessaria per il tipo di lavoro, e si è chiesto di giustificare orari ridotti anche solo di un’ora, irrigidendosi sul controllo dell’orario giornaliero, equivalente a 38 ore settimanali». Tra l’altro, di norma il medico lavora di più di 7 ore e 36 minuti al giorno. «Se si dovessero giustificare le assenze di questo tipo, sull’altro piatto della bilancia si dovrebbero far pesare le tantissime ore lavorate in più da tutti i medici ospedalieri. È la riflessione che hanno fatto molti colleghi», dice Rivetti. «La richiesta ha creato tangibile malcontento, tanto più che nessun’Asl fin qui aveva mai pensato di chiedere giustificazioni sull’orario ridotto. E speriamo che non arrivino altre proposte illegittime: il contratto prevede che il medico dirigente debba giustificare solo il giorno di assenza».

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