Professione medica
Infermieri
30/04/2024

Infermieri, in Lombardia arrivano dal Sudamerica. Le strategie per coprire il fabbisogno

Per il personale sudamericano saranno allestiti corsi di formazione di italiano e aggiornamenti professionali e il titolo posseduto sarà riconosciuto a livello regionale come prevede la normativa rivista un anno fa

infermiere

La missione in Argentina e Paraguay di Guido Bertolaso in cerca di medici ed infermieri per le strutture lombarde è andata bene. In una conferenza stampa l’assessore alla Salute lombardo ha comunicato la potenziale disponibilità di oltre 3.000 infermieri e più di 500 medici interessati a raggiungere l’Italia. Inoltre, in Regione sono arrivate 50 mail di professionisti che, su iniziativa personale, hanno manifestato interesse a lavorare in Lombardia. E medici e infermieri italiani? Per loro è in programmazione l’indizione di un nuovo bando. Se non dovessero essere coperti tutti i posti disponibili, si avvieranno i bandi per personale proveniente da atenei dei Paesi con cui la Regione avvia la collaborazione con avvisi a tempo determinato. Per il personale sudamericano saranno allestiti corsi di formazione di italiano e aggiornamenti professionali e il titolo posseduto sarà riconosciuto a livello regionale come prevede la normativa rivista un anno fa, in tempi di pandemia, in luogo dei controlli del Ministero della Salute. La Regione è inoltre intenzionata ad aiutare il personale sanitario che attraverserà l’Atlantico con incentivi economici ed agevolazioni nei trasporti e per la casa.

Per Stefania Pace, Coordinatrice regionale degli Ordini delle professioni infermieristiche della Lombardia, la soluzione scelta non è quella giusta. «La Regione risponde alle fughe all’estero dei suoi professionisti cercando di reclutarne di nuovi in altri Paesi. Inviterei l’Assessore Bertolaso a convocare ordini e rappresentanze del mondo infermieristico per un confronto, dove potremmo dare qualche suggerimento utile e aprire qualche riflessione si potrebbe aprire». A Pace, che è presidente OPI Brescia, dispiace che nell’intera vicenda del “viaggio” di Bertolaso come raccontata dai media ci siano dei “non detti”. «In primo luogo, nessuno sottolinea la qualità dell’assistenza che i professionisti sanitari italiani sono chiamati ad erogare. Con tutto il rispetto per i colleghi stranieri, di cui non discutiamo entusiasmo e capacità di mettersi in gioco, non sappiamo il livello delle loro competenze. Ad esempio, la conoscenza della lingua è basilare per la comunicazione al paziente. In secondo luogo – ricorda Pace – le carenze da coprire sono tanto in ospedale quanto nell’assistenza territoriale. Il DM 77 rappresenta una sfida pure per noi infermieri italiani, ci impone di conoscere le funzioni dei professionisti con cui relazionarci in casa di comunità, e la struttura dei servizi sanitari e sociali nazionale e regionali. Infine, il tema delle carenze va raccontato bene, senza dimenticare i problemi da noi sollevati da anni e all’origine delle carenze».

«I nostri percorsi universitari – dettaglia Pace – sono di alto livello, selettivi, e siamo ricercati, tant’è vero che esercitano all’estero circa 6 mila infermieri lombardi formati in Italia (4 mila solo in Svizzera). Per contro, in Italia la categoria percepisce il 23% in meno rispetto alla media dei colleghi degli altri paesi comunitari. Quali strategie abbiamo per far tornare i colleghi emigrati, che rappresentano i due terzi di tutta la carenza infermieristica in Lombardia? Leggo che la Regione pensa già ad incentivi per gli infermieri che verranno dal Sud America: ma perché non si parla di valorizzare i professionisti sanitari locali?» Il coordinamento degli infermieri lombardi ha già avanzato proposte. «Per far rientrare i colleghi dall’estero si potrebbe applicare il decreto-legge 34 del 2019, che abbatte il reddito imponibile dei professionisti di ritorno in Italia. A livello regionale si potrebbero poi riconoscere un’indennità, o contributi economici per la formazione, o aiuti per le famiglie (ricordo l’80% della nostra professione è costituito da donne). I soli colleghi oggi all’estero, tornando a fronte di incentivi mirati, potrebbero imprimere svolte decisive alle nostre riforme. E sulla scia della Lombardia si potrebbe iniziare a dare una soluzione per il resto del Paese». I sindacati di categoria calcolano che, rispetto ai parametri europei, in Italia manchino in tutto 175mila infermieri.

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