I Paesi africani denunciano l’Europa, su tutti il Regno Unito, di attuare una politica sanitaria fin troppo aggressiva e di contribuire così apertamente a indebolire i già precari sistemi sanitari africani, reclutando ogni anno centinaia di professionisti locali che fuggono in massa verso il Vecchio Continente, attratti da proposte economiche che consentono loro un cambiamento di vita radicale. A evidenziarlo in una nota Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia che chiede di fermare l’esodo di professionisti sanitari africani e asiatici verso l’Europa.
“Sappiamo bene che sull'assunzione del personale medico esistono linee guida ben specifiche da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Le norme vietano in particolare di sottoscrivere contratti con professionisti originari di Paesi nella "lista rossa" dei più fragili senza che siano stati prima firmati accordi quadro a livello di governo. Come Amsi, associazione Medici di Origine Straniera in Italia e anche come Umem, Unione Medici Euromediterranea, siamo stati in assoluto tra i primi a chiedere alla politica internazionale di agire prontamente per fermare questo esodo incontrollato di professionisti provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina. Le responsabilità non possono però essere addossate solo ai Paesi europei, che pure mettono nella condizione, se ci pensate bene, medici e infermieri africani e asiatici, di poter avere un futuro migliore. Chiaro che occorre un equilibrio, tutti dobbiamo contribuire ad una immigrazione mirata e selezionata, tutti dobbiamo fare in modo di creare terreno fertile in continenti come l’Africa, per invogliare i professionisti sanitari a non fuggire via, indebolendo così sistemi sanitari già assai poco stabili. Chiaro che senza il sostegno di tutti non si possono ottenere risultati soddisfacenti” così il Prof. Foad Aodi, Esperto in Salute Globale Presidente di Amsi e del Movimento Uniti per Unire nonché Docente di Tor Vergata e membro del Registro Esperti della Fnomceo.
Amsi e Umem lavorano con la politica italiana e con gli altri paesi del mondo ad un equilibrato rapporto tra entrate e uscite di professionisti sanitari. Il progetto “Aiutiamoli a casa loro”, da una parte, rappresenta, da anni, l’impegno costante di Amsi e Umem. Foad Aodi sottolina come non si possa impedire che nel mondo avvenga una immigrazione controllata, qualificata, mirata, perché soprattutto l’Europa in questo momento deve anche poter risolvere i propri problemi di carenza di medici e infermieri e contare su personale straniero qualificato può essere una buona soluzione.
In tal senso Germania e Regno Unito si distinguono per snellire le pratiche burocratiche e favorire in modo più agevole l’ingresso di medici e infermieri stranieri nei propri sistemi sanitari. Allo stesso modo dovrebbe fare l’Italia, non alzando muri, non chiedendo l’obbligo della cittadinanza, ma nel contempo occorrono rigore e regole ferree, legate all’uniformità e al controllo dei titoli di studio e all’obbligo di corsi di formazione linguistica.
“Non dimentichiamo che siamo stati i primi a denunciare il rischio concreto di creare deserti sanitari internazionali, con l’obbligo di fermare questi esodi incontrollati di professionisti dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa, causando carenze non indifferenti. allo stesso modo di come sta avvenendo con i Paesi del Golfo con l’Italia, ingaggiando di continuo professionisti sanitari di casa nostra con offerte che in questo momento non possiamo pareggiare, come Italia, prendiamo a piene mani da America Latina e India” conclude il Prof. Foad Aodi.