Professione medica
Contratto
27/03/2024

Investimenti, contratto e organizzazione del lavoro: le richieste Fismu al Governo

Il segretario nazionale FISMU, Francesco Esposito ha analizzato le criticità che attanagliano il SSN e avanzato precise proposte. Vediamo le questioni che il sindacato pone da anni

medico aziendale- pensione

La scorsa settimana si sono tenuti i lavori del Consiglio Nazionale di Fismu - Federazione sindacale dei medici uniti, con la relazione del segretario nazionale Francesco Esposito e con gli interventi della presidente, Mirella Triozzi, del tesoriere organizzativo nazionale, Vincenzo Morante e dei diversi responsabili di area e settore.

Nel corso della sua relazione, e poi nelle conclusioni, il segretario nazionale FISMU, Francesco Esposito ha analizzato le criticità che attanagliano il SSN e avanzato precise proposte: “Voglio cominciare il mio intervento da una disanima, seppur rapida, ma indicativa, dei problemi, ma senza esimermi dall’indicare alcune proposte. Innanzitutto, ho fatto stampare sulla cartellina del Consiglio l’art. 32 della Costituzione per ribadire, se fosse ancora necessario, che questo sindacato è per un servizio sanitario pubblico, universale ed omogeneo in tutta Italia. Un gesto simbolico ma necessario alla luce delle politiche degli ultimi 20\30 anni, e del nefasto dibattito sul regionalismo differenziato. Il cambio della domanda di salute e le sfide di una società diversa e globalizzata, cambia il paradigma della nostra sanità”.

“Il tema di fondo chiaramente è quello degli stanziamenti economici. Il ministro Schillaci dice di aver ha incrementato il FSN e noi abbiamo salutato positivamente questa decisione, ma rimaniamo in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, nel rapporto spesa/PIL; infatti, dall’oltre il 7% europeo noi siamo al 6,7% con indicazione di giungere al 6,2% secondo le indicazioni del governo. […] Per avere una seria politica di spesa, prima bisogna avere una agenda politica, una visione complessiva del sistema di welfare, una idea generale di Paese. Serve una alleanza unitaria dei medici anche il comparto, ma anche di tutte le forze politiche, sindacali e della società civile che hanno a cuore i diritti dei cittadini” conclude Esposito.

Quindi Esposito ha elencato le questioni che Fismu pone da anni:
• la decennale assenza di investimenti;
• il malinteso federalismo nella governance sanitaria nelle Regioni;
• la mancanza di personale, di posti letto, di unità di cure intensive;
• la fragilità del territorio, della rete di ambulatori di Cure Primarie e di Continuità Assistenziale, dell’Emergenza Urgenza (118), la medicina dei servizi (il nodo strategico della prevenzione, vedi covid);
• la deficitaria programmazione del fabbisogno di professionisti nell’accesso e nella formazione che ha dato luogo al cosiddetto imbuto formativo; ma allo stesso tempo evitare di fare l’errore opposto sbagliando la programmazione in eccesso, perché a regime nel 2032 avremmo di nuovo il problema di una pletora medica. Quasi 109mila camici bianchi in pensione entro il 2032, ma 141mila già in formazione;
• la giungla di contratti e convenzioni che regolano la categoria e spesso la impoveriscono;
• sul piano delle tutele e delle garanzie il mancato passaggio alla dipendenza di molti medici convenzionati del 118 in diverse regioni: da sanare! Si facciano dopo tre anni di attività nel 118 concorsi per dare la possibilità di passare a dipendenza;
• il precariato che attanaglia ogni settore dei nostri servizi sanitari; la fine del blocco delle assunzioni;
• il tema della sicurezza, l’assenza di politiche per arginare il fenomeno delle aggressioni nel territorio, nei pronto soccorso, nelle corsie; non solo risposte repressive ma anche organizzative e culturali;
• le retribuzioni nella dirigenza medica: l’Italia è fanalino di coda dell’Europa. Urge un forte aumento, un adeguamento e una politica di incentivi in certe branche dell’ospedalità dove nessun professionista vuole più operare, tra queste il pronto soccorso, anestesia, chirurgia…;
• i compensi inadeguati della medicina generale e della specialistica ambulatoriale, falcidiati dall’inflazione (nel caso dei medici di famiglia anche dal peso delle spese strutturali), dall’assenza di una fiscalità più vantaggiosa;
• la riduzione del carico burocratico anche attraverso una revisione delle note AIFA e della decertificazione dei primi tre giorni di malattia
• la questione di genere e per un serio impegno (tutele, welfare attivo e politiche di conciliazione) per le pari opportunità per le colleghe, in una professione sempre più al femminile. Voglio sottolineare che nell’ACN appena firmato sono state recepite parte delle nostre istanze in tal senso;
• la mancanza di politiche e risorse per la modernizzazione organizzativa, tecnologica (fascicolo sanitario, ricetta dematerializzata, telemedicina, diagnostica di base, uso dell’Intelligenza artificiale), e per l’edilizia ospedaliera e del territorio, soprattutto nel mezzogiorno, nonché di messa in sicurezza delle strutture;
• la questione dirimente della prevenzione e programmazione, è stata affrontata troppo spesso in modo frammentario, con iniziative spot, mai guardando a una visione organica che prendesse spunto anche dalle eccellenze esistenti della medicina di gruppo nel territorio e nell’ospedalità;
• il nodo del rapporto con Ordini, Fnomceo, Enpam: partecipazione, trasparenza, nuove regole, confronto e modernizzazione delle nostre massime istituzioni di rappresentanza.

“Non vuole essere una lista esaustiva - ha spiegato - ma è indicativa dello stato dell’arte. Lo slogan in questi anni è stato ‘Meno ospedale più territorio’, ma è rimasto solo uno slogan a uso e consumo della convegnistica di settore. La cartina di tornasole è, per esempio, la mancata applicazione della legge Balduzzi”.
“Ma andiamo alle note meno negative - ha aggiunto - due novità di attualità: FMT e FVM (sigle di cui Fismu è tra i fondatori e componente) hanno firmato (come tutte le altre sigle sindacali) il contratto della dirigenza e convenzione. Due notizie positive: per voltare pagina, e per recuperare gli arretrati, e non tanto per i contenuti degli accordi stessi, perché appunto siamo a piccoli miglioramenti e aggiustamenti. Sono, di fatto, atti dovuti, dopo una vacanza contrattuale lunghissima e dannosa per la categoria”.

Per concludere Esposito ha fatto una riflessione prettamente sindacale: “Fismu gode di eccellente salute. Sembrava un’impresa quasi impossibile, soprattutto in un periodo di crisi delle iscrizioni ai sindacati. In questi anni tutte le sigle hanno perso affiliati mentre noi crescevamo. Siamo presenti in quasi tutte le regioni italiane, siamo tra i primi sindacati della medicina generale in Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna, Abruzzo, Lombardia, Campania, Puglia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino e Toscana. Nel 118, area convenzionati, siamo sicuramente una delle realtà più rappresentative in Italia. Siamo soci di FVM nella sezione della dirigenza medica, rappresentando la sezione più numerosa in Calabria, Sicilia e Lombardia. E in questi mesi, anche grazie a una sapiente politica di alleanze a partire da quelle con Sumai, Simet, Umi e Uil, diverse da noi ma con obiettivi comuni e con una visione condivisa delle regole e del mondo medico, possiamo dire che siamo già ai tavoli nazionali, regionali e aziendali con la nuova sigla di FMT. Nella Specialistica ambulatoriale con gli amici di UIL siamo già ritornati rappresentativi, crescendo anche numericamente. In virtù di queste sinergie con le altre sigle FISMU ha il compito fondamentale di essere il ‘pensatoio’ dove si elaborano le strategie e le proposte del futuro del servizio sanitario e dei medici e il 2025 è l’anno del prossimo congresso nazionale. Abbiamo mesi, di riflessione e proposte da fare”.

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