Gli attacchi "sulle strutture e sugli operatori sanitari sono una violazione del diritto internazionale umanitario". Lo sottolinea in una nota la Società Italiana d'Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (Siti), a seguito dell'aggravarsi della crisi militare nei territori di Israele e Palestina, esprimendo "profonda preoccupazione per lo stato di salute delle popolazioni coinvolte".
La Società scientifica esprime, inoltre, "grande apprezzamento per il lavoro svolto, con spirito di sacrificio e abnegazione, dal personale sanitario di entrambe le popolazioni coinvolte e, al tempo stesso, chiede alle Autorità nazionali ed europee di farsi portavoce, presso le autorità locali, della necessità di cibo e acqua pulita, nonché del ripristino del flusso elettrico presso le strutture ospedaliere, a garanzia del loro essenziale funzionamento".
La Siti sottolinea, nello specifico, che la riduzione della capacità di accesso alle cure e di risposta ai bisogni di Salute della popolazione ha un impatto devastante sui feriti e su tutta la popolazione, in primis i soggetti fragili e con patologie croniche e i bambini. Inoltre, il peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie dovuto alla mancanza di cibo, acqua pulita e combustibile per i generatori che alimentano gli ospedali rischia di causare il diffondersi di patologie infettive epidemiche con conseguenze su entrambe le parti del conflitto e, soprattutto, sui fragili ivi compresi i prigionieri, le cui condizioni di salute destano grande preoccupazione. Sono tanti, specifica la società scientifica, "gli interventi in emergenza-urgenza effettuati dal personale sanitario senza l'utilizzo dei corretti presidi o farmaci. E il timore di guerre civili, ondate di rifugiati e profughi con effetti catastrofici anche sulla salute mentale di tutte le popolazioni coinvolte e sullo sviluppo dei bambini negli anni a venire".