L’Italia è in cima alla classifica dei paesi UE per longevità, 82,7 anni, dopo la Spagna e la Svezia. Il nostro paese, inoltre, è al terzo posto della graduatoria per speranza di vita in buona salute, dopo Malta e la Svezia. Per questa ragione diventa fondamentale investire nel Servizio Sanitario Nazionale. Ogni euro di risorse pubbliche investito in sanità ne genera quasi due in produzione di valore. A sottolinearlo è il Rapporto Fnomceo-Censis: “Il valore economico e sociale del Servizio Sanitario Nazionale – Una Piattaforma fondamentale per il Paese”, presentato oggi a Roma da Francesco Maietta, responsabile area Consumer, mercati privati e istituzioni del Censis nell’ambito del convegno “Valore salute: SSN, volano di progresso del paese”, organizzato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, la Fnomceo. Il rapporto ha studiato l’impatto economico e occupazionali, sia diretto che indiretto, della spesa sanitaria pubblica.
“È evidente che la qualità del Servizio sanitario – ha spiegato il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - nel lungo periodo, non è estranea al fatto che l’Italia sia un caso di studio per allungamento della speranza di vita e per diffusione della longevità attiva, vale a dire per la diffusione di positive esperienze esistenziali individuali di terza e quarta età, fatte di buona salute e coinvolgimento sociale. Le risorse pubbliche destinate alla sanità – ha sottolineato - vanno considerate come investimento e non come spesa, proprio perché hanno un impatto altamente positivo sul piano economico, occupazionale, della innovazione e ricerca e sulla coesione sociale”.
Dal report, che ha quantificato l’impatto della spesa sanitaria pubblica sul valore della produzione, è emerso quanto il Servizio Sanitario nazionale sia un boost per l’economia. Partendo da un valore della spesa sanitaria pubblica, pari a 131,3 miliardi di euro (dato dalla spesa sanitaria pubblica del 2022), il valore della produzione interna diretta, indiretta e dell’indotto ad essa ascrivibile è stimata pari a 242 miliardi di euro. Il moltiplicatore della transizione dalla spesa al valore della produzione è pari a 1,84: per ogni euro di spesa sanitaria pubblica investito nel Servizio sanitario viene generato un valore della produzione non distante dal doppio. Il valore aggiunto complessivo creato, dunque, è pari a 127 miliardi di euro: il 7,3% del valore aggiunto totale e il 6,5% del Pil.
I settori che più direttamente beneficiano della spinta della spesa sanitaria pubblica sono le attività dei servizi sanitari, per un valore della produzione pari a 126 miliardi di euro con quasi 1,3 milioni di occupati, il settore dell’assistenza sociale con 8,6 miliardi di valore di produzione e un’occupazione di 180 mila persone, il commercio al dettaglio e all’ingrosso, con quasi 9 miliardi di valore di produzione e oltre 95 mila occupati. E poi ancora i settori professionali e di servizi qualificati di tipo amministrativo, legale, contabile, di consulenza gestionale con un valore della produzione di oltre 3 miliardi di euro per oltre 30 mila addetti, e quello relativo a servizi di vigilanza e di facility management con 3 miliardi di euro di valore della produzione e quasi 43mila occupati.
Gli investimenti porterebbero alla creazione di nuovi posti di lavoro, da 1,5 milioni a 2,5 milioni di occupati in più nei settori più strettamente legati alla sanità fino a quelli che beneficerebbero degli effetti indiretti e anche indotti.
Un capitolo a parte, nel rapporto Fnomceo, è dedicato alla ricerca. . In totale, lo stanziamento di spesa pubblica italiana per ricerca e sviluppo per protezione e promozione della salute umana è pari a 1,6 miliardi di euro. Lo stanziamento attuale è il portato di un decennio di evoluzione della spesa che ha registrato nel periodo 2012-2019 una crescita del 5,2% e nel 2019-2022 un rialzo del 49%. L’esito per l’intero periodo 2012-2022 è un incremento di oltre il 56%. “Potenziare la capacità di finanziare direttamente progetti di ricerca – è stato il commento del presidente della Fnomceo – e quella di utilizzare i ritrovati amplierebbe lo spettro di opportunità per l’intero ecosistema, con un boost certo sugli esiti”.
Francesca Malandrucco