
La società Thin Srl ha presentato ricorso contro la sanzione comminata dal Garante della Privacy con ingiunzione 226 del 1°giugno scorso. La società era stata condannata al pagamento di 15 mila euro alla fine di un'indagine in cui era stata chiamata in causa per aver utilizzato dati di assistiti, forniti da medici di famiglia. Seppur svolto con acclarata buona fede ed a scopi di ricerca "real world", il trattamento di questi dati secondo l'Authority presentava problemi relativi al processo di anonimizzazione. Oggi, nel ribadire legittimità del proprio agire ed anonimato dei dati sanitari raccolti, Thin Srl ricorda in un comunicato che la metodologia di anonimizzazione impiegata nel progetto THIN è la più sicura tra quelle presenti in Italia per database simili. Per contro, l'approccio dell'Autorità Garante "rischia di bloccare totalmente la ricerca clinica basata sui real world data in Italia, con un danno in primis per i pazienti e per il progresso in campo medico".
E in replica al nostro articolo del 27 luglio scorso (
http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/medici-di-famiglia-rischio-sanzioni-per-chi-passa-dati-dei-pazienti-a-gestori-di-piattaforme-ecco-in-quali-casi/ ) che riprende il provvedimento sottolinea come le notizie fin qui pubblicate ed i comunicati diffusi in ordine alla vicenda, contengano "elementi, dati e ricostruzioni non aderenti alla realtà dei fatti". Precisa quindi che l'Authority "ha provveduto alla pubblicazione del provvedimento nonostante la pendenza dei termini di impugnazione e che, a maggior ragione, la società ha presentato le proprie doglianze in fatto e in diritto avanti all'Autorità giudiziaria preposta".
"The Health Improvement Network-THIN è un osservatorio creato nell'interesse della salute pubblica. L'osservatorio THIN è alimentato dai dati anonimizzati forniti dai Medici Ricercatori che, volontariamente e liberamente, decidono di aderire al progetto in quanto credono nel suo valore: generare una base di conoscenza per la ricerca medica, che consenta di realizzare progressi nei percorsi di cura dei pazienti. THIN costituisce una fonte di dati ampiamente riconosciuta, (...) numerose Autorità sanitarie in diversi Paesi europei, in primis EMA, l'Agenzia Europea per i Medicinali, prestigiose università, istituti di ricerca internazionali, utilizzano le informazioni THIN come riferimento per l'analisi delle cure primarie". Nel provvedimento, "il Garante pur riconoscendo la buona fede nonché l'accountability della società Thin S.r.l. e la qualità delle best practice implementate (elementi che motivano l'esiguità della sanzione amministrativa comminata), ritiene che i dati trattati siano pseudo-anonimizzati e non anonimizzati, senza tuttavia dimostrarlo. Noi siamo fermamente convinti che il database THIN, che rispetta gli standard previsti dalle Autorità, sia completamente anonimo e sarà riconosciuto come tale; come del resto, per casi analoghi, si è già espressa la giurisprudenza (da ultimo il Tribunale dell'Unione europea il 16 aprile 2023)". Il comunicato sottolinea infine che "l'approccio dell'Autorità Garante rischia di bloccare totalmente la ricerca clinica basata sui real world data in Italia, il che provocherebbe un danno in primis per i pazienti. Per evitare che ciò avvenga, per proseguire il progetto THIN e salvaguardare l'immagine di tutti gli attori coinvolti, la nostra società ha contestato formalmente questo provvedimento e adirà le vie legali, in tutti i gradi di giudizio, sia in Italia che in Europa".