
Lo avevano annunciato e lo hanno fatto. I 61 mila medici specializzandi e tirocinanti nel Regno Unito chiedono da tempo aumenti nel loro contratto e da martedì dopo Pasqua fino a venerdì scorso hanno scioperato nei reparti ospedalieri e nei pronto soccorso, paralizzando il servizio sanitario pubblico appoggiati dalla British Medical Association.
Gli 'junior doctors' sono circa la metà dei medici del National Health service ma lo tengono letteralmente in piedi; al netto di tutti gli oneri, però, arrivano 14 sterline l'ora per il lavoro -svolto anche alle soglie dei 30 anni ed oltre- cifra del tutto insufficiente a far fronte al costo della vita. La BMA, sindacato che rappresenta tutte le categorie di medici del Regno Unito, denuncia che non solo con l'inflazione oltre il 10% questi medici hanno perso potere d'acquisto in modo drammatico dal 2010 ad oggi; di qui la richiesta di aumenti salarialidel 35% che Il ministro delle Finanze Jeremy Huntvede «molto difficile da giustificare» per via del carovita. Lo sciopero di aprile segue altri mesi di agitazione che hanno coinvolto a inizio anno pure gli infermieri mentre a marzo ci sono stati i primi tre giorni di sciopero degli junior doctors. La scorsa settimana il governo - rifiutata ogni richiesta di incontro come ricorda la BMA - ha riversato sui "junior doctors" le conseguenze dell'astensione di marzo accusando che in quell'occasione, complice la cancellazione di 175mila fra appuntamenti e operazioni, sono triplicati i decessi rispetto alla media. Se le prime due settimane di marzo la mortalità in eccesso era stata dell'833% - la Gran Bretagna sconta un boom di decessi dovuto all'emergenza Covid ed ai lock-down che hanno portato le liste d'attesa a livelli senza precedenti-nelle due settimane a cavallo e dopo lo sciopero è schizzata al 2.247%. Commenta
Marco Nardelli medico di famiglia del National Health Service a Londra: «I titoli sui giornali italiani forse puntano troppo l'attenzione sul tema della retribuzione. In realtà uno specializzando nel Regno Unito guadagna circa 33 mila euro l'anno, uno specializzando italiano circa 23 mila e ci paga non solo una doppia contribuzione, Inps-Enpam, ma anche le tasse universitarie, e la situazione è drammaticamente peggiore per chi da noi si forma in medicina generale con una borsa dimezzata, mentre nel Regno Unito è la stessa dello specializzando ospedaliero».
Altra cosa invece sono le condizioni di lavoro. «In particolare -spiega Nardelli- nel Regno Unito le specializzazioni durano moltissimo. Dopo la laurea in medicina i nuovi medici spendono 2 anni di tirociniochiamati foundation 1 e 2 (F1-F2) per abilitarsi e poi si specializzano, per altri 6 anni, restando di fatto in formazione fino a 8 anni dopo la laurea in Medicina. Non solo. Uno specializzando svolge praticamente tutti i compiti effettuati da un medico strutturato. E la formazione è molto dura, gli "junior doctor" sono a tutti gli effetti lavoratori che sorreggono il sistema, che senza di loro collasserebbe. Gli specializzandi italiani sono fondamentali allo stesso modo ma gli strutturati britannici, una volta usciti dalla specializzazione, sono stati attivamente esposti a mille situazioni, sono "strutturati" al pari dei dirigenti veterani o quasi per via del training così lungo; nel contempo, arrivati al contratto con il NHS moltissimi hanno già una famiglia da sostenere. Oggi i costi della vita, a causa della crisi economica, si sono duplicati. Non sorprende quindi che vogliano essere pagati meglio».